Per l’assassinio sul luogo di lavoro di Alessandro Ambrosio non basta uno sciopero regionale di 8 ore
Stamattina, in una Bologna ghiacciata si sono radunati i ferrovieri, chiamati allo sciopero regionale Emilia Romagna dai sindacati firmatari, dopo l’assassinio di Alessandro Ambrosio, il giovane capotreno di Trenitalia accoltellato a morte l’altro ieri sera, in un’area aziendale della stazione di Bologna, da un uomo che, a oggi, risulta essere quello fermato dalla polizia ieri sera a Desenzano del Garda.
Un raduno di cospicua entità numerica e di enorme portata emotiva; nello sgomento della ragione: di fronte alla barbarie, in quanto tale, e per il sentimento suscitato dalla singolarità di Alessandro, verso cui è stata assurdamente scagliata.
Come annunciato, stamattina eravamo presenti alla manifestazione di Bologna, dove il dilagante sentimento di vero cordoglio non ha impedito, alla ragione generale, di tornare sulla critica per la limitazione regionale e temporale dello sciopero; quando era da subito chiaro che i ferrovieri tutti avrebbero chiesto di poterci essere.
L’eccesso di assurdità nella sorte di Alessandro fa certo vacillare la ragione, ma non deve obliare l’effettivo legame tra quella sorte e l’attualità della situazione oggettiva delle condizioni di lavoro nelle aziende ferroviarie, di cui resta chiamato a rispondere, in primis, il management del Gruppo FSI, congiuntamente agli apparati politici di governo nazionale e territoriale.
In questo senso lo sciopero di oggi lascia in corso l’esigenza di tornare presto alla mobilitazione più generale dei ferrovieri dell’esercizio, rimettendo al centro le sintesi politico-sindacali raggiunte dalla base delle lavoratrici e dei lavoratori interessate/i con centinaia di assemblee e decine di scioperi nello scorso biennio.
Effettive tutele per la salute e la sicurezza (e l’incolumità) sul lavoro, per la dignità professionale, economica e sociale; per la democrazia sindacale e la garanzia di puntuale rinnovo delle rappresentanze dei lavoratori (elette per l’ultima volta, nel Gruppo FSI, dieci anni fa): questa è la sintesi di base che va rimessa presto in movimento e agitazione.
Alessandro va ascritto alla lista aperta degli ammazzati sul lavoro nelle attività ferroviarie, su cui va fatta giustizia e di cui va conservata memoria; sentiamo che, per la sua singolarità, Alessandro manterrà a lungo un suo primato di indimenticabilità in quella lista; una lista da chiudere subito e su cui chiedere inesorabile conto ai responsabili politici e padronal/societari: perché nessuno di loro resti ancora impunito o, peggio ancora, impunibile .
Ribadiamo ai familiari e ai compagni di lavoro più stretti di Alessandro la più piena solidarietà e vicinzanza di sentimento di tutta la nostra organizzazione, restando disponibili per qualsiasi iniziativa necessaria al loro supporto nel tremendo percorso che li attende.
Non dimenticheremo e non smetteremo di lottare: fino a sempre!