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Porto di Genova: il giudice decide di non decidere sulla RSU di PSA, passa la decisione viziata del comitato dei garanti. Impediscono ai lavoratori di esprimere liberamente i propri rappresentanti, dobbiamo fermarli

Genova -

Il Terminal PSA-GP è il cuore del porto di Genova ed è, perciò, anche il terminal più importante di tutto il sistema porti del nostro paese. Proprio lì, da mesi, si consuma una delle più clamorose macchinazioni per impedire che i lavoratori possano scegliere liberamente i propri rappresentanti: le RSU, infatti, sono scadute dal novembre dello scorso anno. 
Alle elezioni che erano state indette per febbraio, infatti, era stata esclusa la lista USB nonostante più di 200 lavoratori l’avessero regolarmente sottoscritta. Il regolamento elettorale per le RSU nei porti pretende una percentuale esagerata di lavoratori che devono sottoscrivere la presentazione di una lista, addirittura il 30%, oltre ogni accordo o contratto che regola le elezioni RSU di qualsiasi altra categoria. Tuttavia, nonostante la percentuale prevista sia oltre ogni buon senso, la lista dell‘USB è stata presentata da più del 30% dei lavoratori aventi diritto di voto, rispettando un regolamento pensato proprio per garantire che nessun altra lista possa mai competere alle elezioni RSU oltre a quelle dei sindacati firmatari del contratto nazionale, che naturalmente sono esentati dal raccogliere le firme.
Di fronte all’esito sorprendente ed imprevisto del raggiungimento della percentuale richiesta, la Commissione elettorale composta da cgil, cisl e uil ha cominciato una lunga manfrina per impedire a tutti i costi che l’USB potesse effettivamente partecipare alle elezioni, appellandosi ai pretesti più incredibili.
In realtà è del tutto evidente che la manovra non sta in piedi. E infatti sono gli stessi rappresentanti di cgil, cisl e uil che sospendono le elezioni, chiedono lumi alle segreterie nazionali, e rimandano l’appuntamento elettorale, cercando disperatamente una via d’uscita. 
Alla fine, grazie alla presa di posizione degli tutte le segreterie nazionali e di tutte le associazioni datoriali, le quali però propendono per l'annullamento delle elezioni, l'accusa formale nei nostri confronti si focalizza sulla mancata  tempestività nell'adesione all’allegato del Contratto in cui è contenuto il regolamento per le elezioni (che non prevede termini) con l’automatica esclusione della lista USB decretata dalla commissione elettorale.
Quando la discussione finisce, come previsto dalla procedura contenuta nell'accordo interconfederale del gennaio 2014 all’Ispettorato del lavoro, dopo due mesi di discussione e tentativi di mediazione, lì il Comitato dei garanti, formato a larga maggioranza (manco a dirlo) da cgil, cisl, uil e confindustria, dà ragione ai loro compari ma è costretto ad incassare il giudizio contrario dell’unica parte neutrale, l’Ispettorato, che ovviamente vota per l’ammissione della lista USB alle elezioni riconoscendo la correttezza del nostro operato.
Quindi, se si fosse trattato di un vero arbitrato tra due parti, con un arbitro, sarebbe finito con l'accoglimento del nostro ricorso ma, invece, la decisione del comitato è viziata dalla composizione a maggioranza dal sistema di chi da subito ha tentato di escluderci.
Prevedendo l’esito scontato del Comitato dei garanti, l’USB si è rivolta al giudice del lavoro, rimettendosi ad un pronunciamento capace una volta per tutte di dirimere la questione. Il giudice però, dopo aver sospeso le elezioni indette, alla fine si è rifatto a Ponzio Pilato e si è astenuto dal giudicare il merito della vicenda ed ha semplicemente riconosciuto legittimo il Comitato dei garanti. In pratica, ha stabilito che le regole le dettano cgil, cisl, uil e confindustria e che sono loro a fare il bello e il cattivo tempo.
Era purtroppo uno dei possibili esiti del ricorso quello di non procedere di entrare nel merito ma non per questo possiamo rassegnarci.
Quindi oggi, a fine luglio, dopo cinque mesi di tira e molla, mentre siamo in piena discussione sul rinnovo del contratto nazionale e con la privatizzazione delle autorità portuali dietro l’angolo, nel Terminal più importante d’Italia, nella regione dove il governatore è ancora agli arresti domiciliari perché ritenuto al centro di un sistema di corruzione che coinvolge la politica, le imprese e lo stesso mondo sindacale, viene alla luce un sistema che impedisce che i lavoratori del PSA-GP possano eleggere liberamente i propri rappresentanti. Sembra che si abbia paura, in sostanza, che una rappresentanza sindacale non ammaestrata possa mettere in discussione i piani già scritti per il sistema porti italiano.
La democrazia sindacale in questo paese purtroppo non c’è da diversi anni. Lo abbiamo denunciato qualche giorno fa nel Convegno organizzato al Cnel e lo vediamo confermato ogni giorno da una lunga fila di casi sempre più evidenti. Tra questi, quello del Porto di Genova riveste una rilevanza indiscutibile, perché si produce in uno dei cuori nevralgici del sistema economico nazionale.
E’ inaccettabile che la democrazia venga calpestata così sfacciatamente. Ed è ancora più grave che questo avvenga nel silenzio della politica. USB metterà in campo tutti i mezzi a sua disposizione per impedire che prevalgano la prepotenza e il sopruso. Se vogliamo difendere quel poco di libertà che ancora resta in questo paese dobbiamo impedire che questa ingiustizia si realizzi. A Genova non devono passare. Dobbiamo fermarli.