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Primark nega una sedia a una lavoratrice categoria protetta: Usb denuncia “condotta inaccettabile che mette a rischio la salute”

Roma -

USB Lavoro Privato denuncia con fermezza la condotta gravemente lesiva che Primark Italy S.r.l. sta adottando nei confronti di una propria dipendente, assunta come categoria protetta, affetta da patologia cronico‑degenerativa e con ridotta capacità di deambulazione.

Da mesi la lavoratrice chiede – prima autonomamente, poi tramite la nostra Organizzazione Sindacale – una semplice sedia per poter svolgere la mansione di cassa, l’Azienda infatti pretende che tale mansione sia svolta unicamente in piedi, ossia in modalità incompatibile con le sue condizioni di salute. Una richiesta minima, ragionevole, pienamente conforme ai principi di tutela della salute e sicurezza sul lavoro e agli obblighi di accomodamento ragionevole previsti per le categorie protette.

Nonostante ciò, Primark ha scelto scientemente di ignorare ogni sollecito, negando di fatto qualsiasi accomodamento alla lavoratrice. Una vicenda che dimostra arroganza, omissioni e totale disinteresse per la salute della dipendente.

Di fronte al perdurare del rifiuto aziendale, ad aprile la lavoratrice – tramite USB – ha richiesto formalmente la visita con il Medico Competente, confidando che la sorveglianza sanitaria obbligatoria avrebbe finalmente imposto alla Società l’adozione delle misure necessarie.

La risposta è stata ancora più grave della condotta precedente.

Il Medico Competente aziendale, dopo aver convocato la lavoratrice con oltre tre mesi di ritardo, e nonostante fosse da tempo in possesso di tutta la documentazione sanitaria della lavoratrice, ha dichiarato:

  • che la valutazione effettuata non costituisce giudizio di idoneità;
  • che non è stato emesso alcun giudizio di idoneità, idoneità con limitazioni o inidoneità;
  • che la visita era stata svolta solo su richiesta della lavoratrice e non nell’ambito della sorveglianza sanitaria.

Una posizione che contrasta apertamente con la normativa vigente e con la documentazione agli atti, e che ha consentito a Primark di sostenere – con un’arroganza senza precedenti – che nessuna modifica verrà apportata alla postazione di lavoro e che la Società non avrebbe alcun obbligo nei confronti della dipendente.

La mancata emissione del giudizio di idoneità, unita al rifiuto di fornire una sedia, espone la lavoratrice a rischi concreti e attuali, viola gli obblighi di tutela della salute e sicurezza, e configura una possibile condotta discriminatoria ai sensi della normativa sulle categorie protette.

USB Lavoro Privato considera questa vicenda un esempio lampante di come Primark scelga di anteporre la propria “policy aziendale” alla salute delle persone, negando diritti basilari e ignorando le condizioni di chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento dei punti vendita.

Come USB non lasceremo passare la vicenda sotto traccia, infatti:

  • abbiamo già avviato l’iter legale necessario;
  • continueremo a denunciare pubblicamente e in ogni sede istituzionale questa condotta;
  • non arretreremo di un passo finché tutti i lavoratori e le lavoratrici di Primark non vedranno rispettati i propri diritti, la propria salute e la propria dignità.

USB Lavoro Privato ribadisce che la sicurezza non è negoziabile e che nessuna azienda può permettersi di ignorare le condizioni di salute di una lavoratrice, tanto più se invalida e assunta come categoria protetta.

La nostra Organizzazione continuerà a sostenere la lavoratrice e a pretendere che Primark rispetti la legge, i diritti e le persone.

 

USB Commercio Roma