PSA di Genova Prà: referendum interno boccia proposta di contratto integrativo, un segnale di democrazia sul lavoro che vale per tutto il Paese
Il terminal portuale di PSA VTE, adesso Genova Prà, è il più importante d’Italia e uno dei più importanti d’Europa con un traffico di poco al di sotto del 1milione e 500mila container l’anno scorso e impiega circa 750 lavoratori e lavoratrici.
Per questo motivo, la notizia della sonora bocciatura da parte di quasi il 70% del personale nel referendum interno riguardo la proposta di contratto integrativo concordata tra la dirigenza aziendale e la vigente RSU ha assunto una valenza che supera i confini aziendali.
Così come ha fatto il giro d’Italia la successiva comunicazione stizzita emessa dalla dirigenza aziendale che ha accusato i propri dipendenti di scarsa conoscenza e attenzione, chiamando a gran voce le segreterie nazionali delle sigle sindacali firmatarie del CCNL per far passare -nella sostanza- l’accordo appena bocciato dai dipendenti.
Alla pressante richiesta di PSA le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno opposto il rifiuto così come diamo atto ai membri della RSU di essersi dimessi dopo l’esito del referendum.
USB pensa invece esattamente l’opposto, ovvero che i portuali e gli impiegati di PSA Prà ci stanno indicando la strada giusta: rimettere al centro il ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici, recuperando la discussione e la democrazia nei luoghi di lavoro è una delle questioni più importanti da affrontare se davvero si vuole parlare davvero di miglioramento delle condizioni salariali e di lavoro in questo Paese.
Una situazione che è rappresentata in tante troppe situazioni in tutti i settori produttivi italiani, ma diventa clamorosa se consideriamo quanto tuttora accade nel Gruppo delle Ferrovie dello Stato Italiane, nel quale le RSU decadute da 8 anni sottoscrivono ancora accordi senza referendum e non si vede ancora traccia del loro rinnovo.
Democrazia e discussione non è quello che vogliono le parti datoriali, oramai viziate da trent’anni di accordi firmati nel rispetto della moderazione salariale e delle compatibilità, che adesso, invece, devono “sudarsi la pagnotta”, convincendo lavoratori e lavoratrici che tutti i giorni garantiscono il pieno funzionamento dell’economia e dei profitti delle aziende che non ci risultano essere diminuiti, anzi.
USB si schiera nettamente dalla parte dei dipendenti di PSA GP, delle loro libere e consapevoli scelte e della propria struttura di delegati, i quali hanno il grande merito di aver resistito dopo l’incredibile estromissione dalle elezioni dell’ultima RSU due anni fa per un cavillo dopo aver raccolto più del 30% delle firme a sostegno della loro lista.
La negoziazione di un accordo migliore non può che puntare dritta al momento più alto di democrazia qual è l’elezione diretta delle RSU e degli RLS da parte dei lavoratori e lavoratrici. Per questo adesso bisogna far ripartire senza esitazioni la procedura per le elezioni.
Un segnale che vale sicuramente per il terminal più grande d’Italia, ma che ci consegna più forza in tanti altri posti di lavoro in tutto il Paese.