RAI e Palestina, USB denuncia: inaccettabile l'attacco contro chi chiede un'informazione oggettiva.
L’Unione Sindacale di Base respinge e denuncia l’ennesimo episodio di aggressione nei confronti di chi svela i comportamenti inaccettabili dell'informazione italiana, è in corso un attacco dal carattere profondamente antidemocratico da parte di alcune testate giornalistiche, dalle forze di governo e dall’Unirai Figec contro la petizione di Palestine Action, sottoscritta anche da USB. Ci riserviamo di tutelare i nostri iscritti e la nostra organizzazione in tutte le sedi, con i mezzi legali e sindacali.
La petizione chiede di ristabilire nei TG e nei format la verità oggettiva su quanto Israele sta facendo in Palestina, richiama i rapporti dell’ONU e riporta esempi della verità distorta citando giornalisti e conduttori. L’insofferenza verso il diritto di critica, esercitato attraverso uno strumento democratico rivolto agli organi di controllo della RAI è sintomatico del clima reazionario e bellicista che una parte minoritaria prova ad imporre al resto del paese.
L’attacco non è rivolto solo all’USB e alla sua struttura in RAI, l’attacco è rivolto a quanti anche tra giornalisti, intellettuali e lavoratori si oppongono al genocidio del popolo palestinese. L’informazione può essere un’arma e nel caso della Palestina diventa un’arma che nasconde o prova legittimare il genocidio. L’informazione è un’ arma che l’occupante utilizza ben fuori i suoi confini facendo pressioni e deformandola e crediamo che l’attacco alla petizione di Palestine Action ne sia un esempio. L’informazione diventa il nemico da eliminare come testimoniano i 268 giornalisti palestinesi assassinati a Gaza e per le quali non c’è alcuna azione di condanna o solidarietà da parte di chi oggi invoca sanzioni e provvedimenti disciplinari per una petizione che chiede diritto ad un’informazione oggettiva.
C’è una frattura tra il paese reale e il sistema dell’informazione ; sui social circolano filmati, testimonianze, rapporti di organizzazioni laiche e di ogni credo religioso che raccontano quello che quotidianamente Israele compie in Palestina, un mondo di informazioni che viene ignorato o trova spazio solo con grande difficoltà nei media e tra questi la RAI. Il rapporto sullo stato dell’informazione del World Freedom Press del 2026 inchioda il sistema dell’informazione italiana al 56° posto su 180 paesi, il problema non sono i giornalisti ma la macchina del consenso che vuole un “informazione corretta” per le sue necessità.
L’informazione è un campo di battaglia lo hanno capito i milioni di persone che hanno manifestato, scioperato e che continuano a credere, noi con loro, che la soluzione per la pace sia una Palestina Libera.