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RICERCA: OGGI LA TAVOLA ROTONDA "QUALE RICERCA PUBBLICA IN QUALE MODELLO SOCIALE"

Argentini (USB), governance, finanziamenti, precarietà e ordinamento sono nodi imprescindibili per chi si candida a governare il Paese

Roma -

Si è svolta questa mattina a Roma, presso l'aula Bologna del Senato, la tavola rotonda "Quale ricerca pubblica in quale modello sociale" organizzata dall’USB Ricerca.

Sono intervenuti il Sen. Stefano Pedica, Diritti e Libertà; il Sen. Vicenzo Maria Vita, PD; l'On. Marianna Madia, PD; Eleonora Forensa, responsabile Università e Ricerca per il PRC; Marco Meloni, responsabile Riforma dello Stato, Università e Ricerca del PD. Numerosi i messaggi di saluto da parte degli Enti di Ricerca.

 

“Oggi ci eravamo dati l’obiettivo di far ripartire la discussione sul futuro degli Enti Pubblici di Ricerca e possiamo dire che l’abbiamo raggiunto”, dichiara Claudio Argentini di USB Ricerca. “Si è aperto un confronto con le forze politiche, che hanno mostrato interesse sulla tematica della ricerca pubblica in Italia, sulla base del nostro documento nel quale abbiamo messo al centro il ruolo degli enti pubblici ricerca e la funzione dei ricercatori, a nostro avviso in stretta connessione con il modello sociale nel quale questo ruolo e questa funzione vengono svolti”.  

 

“La nostra proposta è molto concreta – prosegue Argentini - e non lascia spazio a dichiarazioni generiche. Da addetti ai lavori abbiamo voluto entrare nel merito di quelli che secondo noi sono i nodi centrali  di qualsiasi ragionamento relativo agli EPR, ovvero la governance ed il sistema di finanziamento degli enti. Per la prima individuiamo una centralizzazione presso uno specifico dipartimento della Presidenza del Consiglio, mentre l’origine dei finanziamenti non può che essere pubblica. Chiaramente va mantenuta la relazione con gli attuali ministeri vigilanti, ma in un modo diverso da quello attuale”.

 

Sottolinea il dirigente sindacale: “Seppure con differenti accenti, tutti coloro che sono intervenuti hanno riconosciuto l'esigenza di individuare un percorso di riforma strutturale del sistema degli enti di ricerca, che ne preservi il carattere pubblico e che valorizzi le professionalità in esso già espresse. Adesso staremo a vedere se chi si candida a governare il Paese avrà la capacità e la forza di tradurre in azioni concrete quanto dichiarato a parole, sia relativamente alla riorganizzazione degli enti che ai problemi che vivono i lavoratori della ricerca, a partire dalla precarietà fino alle problematiche legate all’ordinamento professionale”, conclude Argentini.

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