Rider: il controllo giudiziario si estende anche a Deliveroo ha fallito un modello predatorio, fondato su false partite iva e caporalato digitale. Ora assumeteli tutti con il CCNL Logistica
L’estensione del controllo giudiziario anche a Deliveroo, dopo il provvedimento disposto nei confronti di Foodinho (Glovo), certifica un fatto politico e sociale che non può più essere eluso: non siamo davanti a irregolarità isolate, ma al fallimento strutturale di un intero modello industriale.
Per anni le piattaforme hanno costruito la propria crescita su un impianto predatorio: esternalizzazione totale del rischio, compressione del costo del lavoro, elusione contrattuale, deresponsabilizzazione sistematica. Un modello che ha potuto espandersi solo grazie a paghe da fame e alla classificazione fraudolenta dei rider come lavoratori autonomi, quando nei fatti sono subordinati.
L’indagine della Procura di Milano mette nero su bianco ciò che USB denuncia da tempo: compensi sotto la soglia della dignità, controllo algoritmico di tempi e prestazioni, penalizzazioni e disconnessioni che equivalgono a veri provvedimenti disciplinari. Non è autonomia: è subordinazione esercitata attraverso un’app.
Il coinvolgimento di più piattaforme dimostra che non si tratta di comportamenti devianti di singole aziende. È l’architettura stessa del food delivery ad essere fondata su un meccanismo di sfruttamento sistemico. Un modello che, dietro la retorica dell’innovazione e della flessibilità, ha riprodotto forme di organizzazione del lavoro che richiamano il caporalato.
Parliamo di vero e proprio caporalato digitale: intermediazione opaca, gestione unilaterale della forza lavoro, ricattabilità permanente, sostituibilità immediata, frammentazione estrema dei lavoratori, isolamento contrattuale. Il potere non è esercitato da un caporale in carne e ossa, ma da un algoritmo che assegna, valuta, punisce ed esclude. La tecnologia non ha superato lo sfruttamento: lo ha reso più sofisticato. Questo sistema colpisce in modo ancora più violento i lavoratori migranti, per i quali il lavoro è spesso legato al permesso di soggiorno. La precarietà diventa così strumento di controllo sociale, leva di ricatto, meccanismo di disciplinamento collettivo.
USB lo afferma con chiarezza da anni: il food delivery, così come è stato strutturato finora, è incompatibile con il rispetto delle norme sul lavoro. Il controllo giudiziario disposto su più piattaforme dimostra che non bastano correttivi marginali o accordi al ribasso. È il modello ad aver fallito, perché si fonda su una riduzione sistematica dei diritti.
Per questo ribadiamo che l’unica soluzione è l’assunzione diretta di tutti i rider con il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. I rider sono parte integrante della filiera logistica e devono avere piena subordinazione, salario dignitoso, orari certi, contributi, ferie, malattia e sicurezza sul lavoro. Mezzo, manutenzione e assicurazione devono essere a carico delle aziende.
Se oggi il modello viene messo sotto accusa è grazie alle lotte dei rider e alle vertenze sostenute da USB nei tribunali di tutta Italia. È nelle piazze e nelle aule giudiziarie che si è incrinata la narrazione tossica dell’“imprenditore di sé stesso”.
La mobilitazione continua. Il 28 febbraio sarà giornata di agitazione nazionale dei rider, per rivendicare la fine delle false partite IVA, del caporalato digitale e l’assunzione di tutti i rider con il CCNL Logistica. Il 2 marzo promuoveremo un convegno nazionale, per discutere pubblicamente del fallimento del modello delle piattaforme e costruire un’alternativa fondata su diritti, salario e tutele.
Ora basta ipocrisie.
Chiediamo che:
- venga riconosciuta la subordinazione dei rider;
- si proceda alla piena regolarizzazione dei rapporti di lavoro;
- si applichi integralmente il CCNL Logistica a tutte le piattaforme, senza deroghe;
- vengano dotati i rider di mezzo di lavoro;
- venga spezzato il meccanismo di caporalato digitale che ha retto finora il settore.
Il controllo giudiziario non è un incidente di percorso. È la certificazione che un modello predatorio ha esaurito la propria legittimità. I rider non sono autonomi. Non sono imprenditori. Sono lavoratori.
E questo sistema di sfruttamento deve finire.
Federazione del Sociale USB
Unione Sindacale di Base