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Riforma delle professioni sanitarie: l'ennesimo inganno a "costo zero" sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici

Mentre il governo militarizza la spesa pubblica, ai lavoratori e alle lavoratrici della sanità viene offerta la chimera dello sviluppo professionale e uno scudo penale che è, nei fatti, la certificazione del fallimento organizzativo. Senza risorse e assunzioni, il DDL 2700 è solo carta straccia

Nazionale -

L’enfasi con la quale il Governo Meloni, supportato dal coro della maggioranza e di parte dei sindacati, presenta il Disegno di Legge Delega (A.C. 2700) sulle professioni sanitarie è pari solo alla vacuità delle sue promesse. Ci dicono che questa riforma serve a ridare "attrattività" al Servizio Sanitario Nazionale, a valorizzare le competenze e a proteggere chi lavora in prima linea.

La verità, leggendo tra le righe del testo, è ben diversa. Siamo di fronte all'ennesima operazione di facciata: una riforma senza stanziamenti che pretende di ristrutturare il sistema senza mettere un solo euro sul piatto, continuando sulla linea retta che ha sottratto al SSN 33 miliardi in dodici anni.

La truffa dello "Sviluppo Professionale" senza salario

Il DDL promette l’evoluzione delle competenze: nuovi ruoli per infermieri e tecnici; ulteriori lauree magistrali; la rimozione strutturale del vincolo di esclusività e la garanzia dello scudo penale, entrambi attualmente in regime di proroga; le “ricette” infermieristiche e la trasformazione della medicina generale.

Un tentativo di gratificazione professionale e salariale per pochi, a fronte di un ulteriore colpo di spugna sulle liste d’attesa, sulle condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio sanitario pubblico.

Del resto, sappiamo per esperienza che l’utilizzo di parole quali “valorizzazione” e “flessibilità” nel vocabolario della politica, hanno sempre e solo significato maggiore sfruttamento.

Si parla di "skill-mix" e di nuovi modelli organizzativi, ma la realtà è che si cerca di coprire i buchi di organico scaricando parte delle attività su figure professionali diverse, senza un’adeguata formazione e riconoscimento economico. L’articolo 9 del DDL è, del resto, una pietra tombale su ogni speranza: la clausola di invarianza finanziaria impedisce di incentivare realmente le nuove competenze. Regalano l’illusione della carriera per non affrontare il nodo centrale: i salari. Mentre l'inflazione divora il potere d'acquisto e i rinnovi contrattuali sono insultanti o inesistenti, si propone ai lavoratori e alle lavoratrici di farsi carico di maggiori responsabilità in cambio di "gloria" e pacche sulle spalle. È il solito gioco al ribasso per scatenare una guerra tra poveri funzionale a colpire il servizio pubblico.

Lo Scudo Penale: l’ammissione di colpa dello Stato

Il punto più ipocrita della riforma è il cosiddetto "scudo penale". Il governo limita la punibilità alla sola colpa grave, chiedendo ai giudici di valutare la colpa tenendo conto della "scarsità delle risorse" e delle "carenze organizzative".

Diciamolo chiaramente: questa non è una tutela per il lavoratore, è l'autoassoluzione dello Stato. Istituzionalizzare la "carenza di risorse" come attenuante significa accettare che lavorare in condizioni disumane, senza personale, senza strumenti e con turni massacranti sia la norma. Invece di rimuovere le cause del rischio clinico – ovvero assumendo personale e investendo in sicurezza – si dice ai professionisti sanitari: "Ti costringiamo a lavorare in un ambiente pericoloso e collassato, ma se succede l'irreparabile, proviamo a non mandarti in galera". Lo scudo penale diventa così la foglia di fico per coprire le responsabilità politiche di chi ha distrutto la sanità pubblica, legittimando lo stato di abbandono.

Soldi alle armi, briciole alla Sanità

La Fondazione indipendente GIMBE parla di "ultima chiamata" per il SSN e certifica che il rapporto spesa sanitaria/PIL scenderà al 5,8% nel 2028. Di fronte a 5,8 milioni di cittadini che rinunciano alle cure e a liste d'attesa infinite, la risposta non può essere una riforma a costo zero, in un sistema oramai distrutto e cannibalizzato dagli interessi del privato su un bene fondamentale come la salute.

Le priorità di USB sono chiare e inconciliabili con questo DDL:

1. Assunzioni stabili subito: Basta con la precarietà e i gettonisti. Servono piani assunzionali massicci per coprire i vuoti e garantire turni umani, ovviando alle carenze della programmazione formativa per le professioni sanitarie.

2. Aumenti salariali veri: Le condizioni di lavoro reali si migliorano con stipendi europei che rendano attrattivo lavorare in sanità, non con vuote promesse di carriera. I soldi ci sono, basta prenderli dalle spese militari e dai profitti della sanità privata.

3. No all'autonomia differenziata: La riforma aumenta la frammentazione regionale che crea territori di serie A e serie B, aumenta la mobilità sanitaria dei cittadini verso alcune Regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) che allo stesso tempo non riescono più a dare risposte efficaci ai bisogni dei cittadini residenti, mentre si desertifica l’offerta sanitaria pubblica nel Sud.

Questa riforma è un esercizio di stile sulla pelle di chi lavora e su quella dei cittadini.. Non ci presteremo al gioco di chi vuole "efficientare" la miseria. Per USB la strada è una sola: la mobilitazione generale per riprenderci la sanità pubblica, gratuita e universale, contro chi la sta affossando pezzo per pezzo.

USB PI Sanità