Riforma sul merito nella PA: Zangrillo riesce a fare peggio di Brunetta
Non era facile riuscire, ma ce l'ha fatta!
Con la riforma che sta per essere approvata dal Parlamento, il Ministro Zangrillo ripropone, addirittura esasperandoli, i temi già praticati dall’ex Ministro Brunetta, senza un minimo di fantasia e in un contesto peggiore, reso ancor più drammatico dai venti di guerra e dai conseguenti riflessi economici.
La litania è sempre la stessa: serve meritocrazia e i premi non devono andare a pioggia. Da cui ne consegue che solo il 30% dei dipendenti può essere bravo, l’altro 70% necessariamente sarà meno bravo. All’evidente assurdità di questo assunto, che prevede un pregiudizio di fondo che scredita a priori la “valutazione”, si aggiungono alcuni elementi che rendono questa iniziativa di Zangrillo inaccettabile.
Innanzitutto la questione salariale: la media dei salari dei dipendenti pubblici italiani è inferiore di mille euro alla media dell’Unione Europea. In questo drammatico contesto, il Ministro Zangrillo, che con l’ultima tornata di rinnovo contrattuale ha sottratto il 10% ai salari reali di lavoratrici e lavoratori della PA, introduce elementi di differenziazione della miseria.
Il blocco del salario accessorio, fermo ai valori del 2016, impedisce alle amministrazioni di attuare questa riforma con risorse nuove e quindi ridurrà il salario accessorio attualmente percepito dal 70% dei dipendenti pubblici, determinando di fatto un ulteriore calo dei salari.
Questa legge interviene mentre è in corso la contrattazione per il rinnovo del CCNL 2025-2027 e c’è il rischio che ARAN e Governo vogliano dirottare parte delle risorse, insufficienti, stanziate per gli aumenti proprio sulla meritocrazia andando di fatto a ridurre il già esiguo recupero dell’inflazione.
Altro elemento di preoccupazione deriva dall’introduzione di “organismi esterni di valutazione composti da professionisti specializzati nel settore delle risorse umane e della valutazione della performance”, formula che rivela la volontà, peraltro già dichiarata, di portare sempre di più dentro la PA modalità di gestione in senso aziendalistico, del tutto inappropriate alla realtà del Pubblico Impiego. Questo la dice lunga su come Zangrillo svolga il suo ruolo di Ministro della PA nella convinzione che il privato sia meglio del pubblico e a noi conferma la sua inadeguatezza a rappresentare lavoratrici e lavoratori pubblici.
Ciliegina sulla torta, dietro la foglia di fico di "attrarre e trattenere nuovi talenti", la previsione di una quota di accesso alla dirigenza (30 percento in seconda fascia e 50 percento in prima fascia) attraverso procedure interne, bypassando il concorso pubblico e quindi aggirando l'articolo 97 della Costituzione.
Su questi temi, già oggetto di un importante convegno tenuto da USB ad aprile 2025, continueremo a dare battaglia già al tavolo per il rinnovo contrattuale e sicuramente nei luoghi di lavoro e nelle piazze, per opporci all’ennesima aggressione ai danni dei dipendenti pubblici.