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Argomento:

Risorse e democrazia centrali nel rinnovo dei contratti pubblici in tempo di guerra

Nazionale -

Giovedì 12 si è riunito ancora il tavolo per il rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali.

USB PI ha argomentato una serie di proposte, dettagliate in un documento inviato all’ARAN, sui temi sui quali si sta concentrando questa trattativa: IA, turni, ferie, progressioni, implementazione lavoro a distanza.

Abbiamo poi riproposto la questione della cosiddetta “tassa sulla malattia” applicata anche alle visite mediche rilanciando la richiesta di tre giorni annui di permesso retribuito per visite ed esami strumentali nell’ambito dei programmi di prevenzione, una misura di civiltà che si scontra però sul muro della scarsità delle risorse messe a disposizione da parte del Governo.

Le risorse, appunto. Il fantasma che si aggira su questo rinnovo contrattuale, sia in termini di aumenti salariali che come strumento per miglioramenti normativi sostanziali.

L’aggressione degli USA e di Israele nei confronti dell’Iran sta producendo, oltre alle migliaia di morti e alla devastazione ambientale, effetti economici anche nel nostro Paese che per ora si concretizzano in interventi speculativi sui prezzi dei carburanti, ma che rischiano di consolidarsi e produrre picchi di aumento dell’inflazione. Tutto ciò purtroppo dimostra come la tanto decantata continuità contrattuale a risorse largamente predeterminate e non modificabili sia in realtà un trappolone per lavoratrici e lavoratori pubblici. Vedremo come evolverà la situazione internazionale, ma va considerata la possibilità che si arrivi, così come nel 2022-2024, ad un rinnovo contrattuale con perdita del potere d’acquisto dei salari.

Non a caso, ARAN ha tentato un’accelerazione, respinta da USB, presentando le tabelle economiche degli aumenti, peraltro non esaustive e prima di un confronto reale sia sulla loro quantificazione che sulla distribuzione sulle voci stipendiali. Anche a fronte della proposta di stralcio della parte economica presentata al tavolo del rinnovo di Istruzione e Ricerca, è chiaro il tentativo del Governo di chiudere prima possibile i rinnovi contrattuali per evitare che l’eventuale picco inflattivo infiammi nuovamente la contrattazione.

Il che ci porta a ribadire con maggiore determinazione che, ancora di più in funzione dell’allargarsi del conflitto, la quantificazione delle risorse deve essere nella disponibilità del tavolo del rinnovo contrattuale, sia direttamente per quanto riguarda gli aumenti, sia indirettamente per le voci, come i buoni pasto, che determinano le condizioni materiali di lavoratrici e lavoratori.

Allo stesso modo, la democratizzazione del sistema delle relazioni sindacali è un nodo irrinunciabile e strettamente legato alle ricadute economiche derivanti dall’evolversi della situazione internazionale.

L’esclusione dei sindacati non firmatari dalle relazioni sindacali fortemente voluto da ARAN e sindacati fiancheggiatori, rende lavoratrici e lavoratori del Pubblico Impiego ostaggio del Governo che può così scaricare sul rinnovo contrattuale i costi della crisi economica e del riarmo, a danno degli aumenti salariali.

L’esclusione delle RSU dai tavoli nazionali e regionali, in violazione delle previsioni normative, non è altro che la rappresentazione più evidente della volontà di consolidare il monopolio sindacale dei collaborazionisti.

L’attuale sistema di relazioni sindacali, costruito sulle esclusioni e denunciato da sempre da USB come anti democratico, oggi più che mai è un ostacolo da rimuovere per garantire la difesa dei diritti e delle condizioni materiali dei dipendenti pubblici in una fase drammatica per il Paese.

Democrazia e salari, il nostro manifesto contrattuale e lo spauracchio per Governo e sindacati complici che temono il confronto aperto ad armi pari, senza penalizzazione preventiva per chi dissente, saranno i temi che porteremo in piazza, sotto le finestre del Ministro per la Pubblica Amministrazione