Salari in perdita, lo dice anche l’Inps: dal rinnovo dei contratti pubblici è necessaria un’inversione di tendenza
Il Governo e le varie istituzioni di nomina governativa hanno cercato in questi mesi di affermare la loro verità sugli aumenti salariali del pubblico impiego, sminuendo la perdita di salario reale realizzata nell’ultimo rinnovo, arrivando anche a dire che rinnovando non più a contratti scaduti, grazie allo stanziamento preventivo delle risorse, si recuperava potere d’acquisto.
Su tutti il Ministro Zangrillo, ma anche ARAN e organizzazioni sindacali filogovernative si sono spese in questo esercizio propagandistico.
Ieri, il rapporto dell’INPS ha riportato la realtà per quello che è realmente: i salari reali in Italia diminuiscono, quelli del Pubblico Impiego diminuiscono più degli altri.
I numeri sono chiari e certificano il fallimento delle politiche dei bonus e delle detassazioni, che pure hanno dei fans nell’opposizione, semplice fumo agli occhi per nascondere un inasprimento della politica di contenimento dei salari che colpisce lavoratrici e lavoratori italiani dal 1993 ad oggi e che oggi è parte fondamentale dell’economia di guerra.
Quella che serve è una nuova scala mobile, non come propone Landini, contratti annuali che recuperino l’inflazione! I contratti devono portare redistribuzione della ricchezza altrimenti la forbice già drammaticamente ampia tra ricchi e poveri sarà destinata solo ad aumentare e con essa le disuguaglianze che sono già il tratto distintivo del nostro Paese.
I lavoratori si chiederanno come mai i sindacati filogovernativi di oggi e di ieri lanciano l’allarme salari, ma firmano quei contratti che sono gli strumenti attraverso i quali si è realizzata e si consolida la perdita del potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori. La stessa CGIL non ha firmato i contratti del pubblico impiego, ma ha apposto la sua firma su tutti gli altri del settore privato, metalmeccanici in testa.
La risposta è che, oltre ad essere complici di quella politica dei redditi i cui frutti avvelenati sono oggi così evidenti, sono parte del sistema di compatibilità economiche con il quale non hanno il coraggio di rompere perché troppo compromessi.
Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego 2025-2027 aperto dalle Funzioni Centrali da circa un mese è il terreno cui misurare la reale volontà di contrastare la violenza con cui questo Governo sta colpendo lavoratrici e lavoratori, sia attraverso la sottrazione di salario reale che con il definitivo colpo di grazia allo Stato Sociale.
Lo stanziamento preventivo delle risorse da parte del Governo addirittura fino al 2030 vuole blindare la discussione sulla parte economica del contratto, ma non esiste nessuna norma che impedisca alle organizzazioni sindacali di svolgere appieno la propria funzione e puntare ad invertire la tendenza e ad iniziare a recuperare quanto perso nella precedente tornata contrattuale.
Noi ci batteremo al tavolo per ridare al contratto la sua funzione redistributiva, per difendere la democrazia sindacale eliminando qualsiasi penalizzazione per le organizzazioni che decidono di non firmare e per garantire la maggiore partecipazione democratica dei lavoratori a tutti i livelli di contrattazione a partire dalla valorizzazione delle RSU.