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Salario minimo negli appalti della regione Campania: bene le intenzioni, insufficienti le misure annunciate

Roma -

Tra i primi atti della neo Giunta della Regione Campania figura il disegno di legge sulla retribuzione minima oraria pari a 9 euro lordi per gli operatori economici che si aggiudicheranno gli appalti pubblici della Regione Campania, delle ASL, degli enti strumentali e delle società controllate.

Accogliamo con favore l’interessamento del neo presidente Fico sul tema dei bassi salari, che ormai rappresentano una condizione cronica in questo paese e che colpiscono in modo particolare il variegato mondo degli appalti, ponendo migliaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di impoverimento e di sfruttamento.

Se l’intenzione è giusta, le misure annunciate ci appaiono tuttavia insufficienti.

In attesa di leggere il testo del disegno di legge che verrà presentato in consiglio regionale, il provvedimento ipotizzato non prevede infatti l’introduzione di un salario minimo obbligatorio per le imprese che vinceranno appalti nei palazzi e nei servizi della Regione Campania, ma introduce un sistema premiale nelle procedure di partecipazione alle gare d’appalto.

Il rischio concreto è che un’azienda possa aggiudicarsi l’appalto sulla base di altri criteri e punteggi, senza applicare il salario minimo.

Si tratta dunque di una misura ben diversa da quella adottata dalla Regione Puglia, che impone a tutte le imprese di indicare nei bandi di gara CCNL la garanzia di un minimo salariale di 9 euro lordi che sia effettivamente attinente alle attività svolte dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Ci auguriamo che il disegno di legge possa essere migliorato nel corso del dibattito in consiglio regionale e facciamo appello affinché il salario minimo diventi una condizione sine qua non per la partecipazione ai bandi di gara regionali.

Al tempo stesso, come già avvenuto nella Regione Puglia e in molti altri enti locali, sappiamo bene che sarà necessario del tempo per verificare il reale rispetto di tali disposizioni e per valutare se vi sarà un effettivo miglioramento delle condizioni di lavoro.

Per questo motivo USB sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori direttamente interessati, consapevole che solo la lotta può imporre il rispetto dei salari minimi.

Infine, ribadiamo che anche 9 euro lordi rappresentano oggi una cifra insufficiente a contrastare l’aumento costante del costo della vita, aggravato dalla progressiva riduzione delle politiche di welfare, sempre più erose dalle scelte di riarmo.

Confermiamo quindi la piattaforma sulla quale USB ha convocato l’ultimo sciopero generale: una vera dignità salariale deve partire da almeno 2.000 euro netti per tutte e tutti, perché senza salario non c’è dignità, ma solo sopravvivenza.

 

USB FEDERAZIONE REGIONALE CAMPANIA