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SANITÀ: COSTERÀ 27.000 POSTI LETTO LA "CURA" DEL GOVERNO PER RIDURRE LA SPESA

RdB-CUB, è invece necessario un sistema alternativo dove siano veri protagonisti lavoratori e cittadini

Roma -

In linea con le politiche governative degli ultimi 10 anni, l’attacco allo stato sociale non rallenta ed investe direttamente il diritto alla salute. “Dopo aver messo in crisi l’organizzazione sanitaria delle regioni con deficit, evitando accuratamente di colpire le politiche degli appalti e delle esternalizzazioni, il governo propone un Piano Sanitario Nazionale che taglierà 27.000 posti letto portando un attacco generale al sistema sanitario pubblico con ripercussioni inaudite in termini di prevenzione e di cura”, dichiara Sabino Venezia, del Coordinamento Nazionale RdB-CUB.

 

“La costante ma inesorabile riduzione di posti letto pubblici ha prodotto lo sviluppo di un sistema sanitario privato, ormai governato da lobbies sempre più organizzate che si apprestano ad incrementare i profitti senza più rischiare in proprio con le truffe. Ma governare la sanità con il sistema aziendalistico - sottolinea Venezia - ha già prodotto un fallimento accertato. Ridurre ulteriormente l’offerta di posti letto, in un sistema caratterizzato da un aumento costante della domanda di ricovero e cura, certifica la volontà cancellare quello che ancora resta di sistema pubblico a vantaggio dell’ulteriore sviluppo di sistemi alternativi (privati, assicurazioni, ecc.) che escludono fasce sostanziali di cittadini dal diritto di cura”.

 

“Come per il resto del pubblico impiego – aggiunge Venezia - le politiche federaliste e le colorite esternazioni da rotocalco, dai fannulloni alla spesa in orario di servizio, hanno aperto il fianco ad una riforma sanitaria non scritta che ridurrà al minimo il servizio sanitario pubblico rendendolo, di fatto, funzionale ad un sistema privato/accreditato/religioso. La sanità vera, quella universalistica e solidaristica, quella che vede ancora impegnati centinaia di lavoratrici e lavoratori direttamente nelle tendopoli in Abruzzo ed indirettamente negli ospedali, anche di altre regioni, a curare i feriti dal sisma, ha bisogno di un sistema di governo vero, che parta dalle professionalità interne e non lasci spazio alle alchimie dei politici di turno più o meno camuffati da manager. E’ necessario un sistema costruito intorno al paziente ed ai suoi bisogni e non sull’economia che produce; un sistema alternativo - conclude il dirigente RdB-CUB - dove lavoratori e cittadini siano i veri protagonisti della riforma, della gestione e del controllo”.

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