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SANITÀ LAZIO: USB, È UN FALLIMENTO IL "PIANO D'EMERGENZA" POLVERINI PER I PRONTO SOCCORSO

UNICA SOLUZIONE È NON TAGLIARE SANITA’ PUBBLICA E ASSUMERE PERSONALE

Roma -

Bed–manager, dimissioni di mattina e festivi, blocco della chirurgia maggiore, riduzione dei ricoveri in elezione, letti nei corridoi, pagamento di ambulanze private in caso di blocco del 118 nei Pronto soccorso: sono queste, nero su bianco, le misure assunte dalla Presidente della Regione Lazio Polverini per contrastare il sovraffollamento dei Pronto Soccorso nel periodo di massimo picco influenzale.

 

USB Sanità giudica questo “Piano d’emergenza” inutile, dannoso e ridicolo. Inutile perché le misure messe in atto sono le stesse già utilizzate negli anni passati senza aver prodotto alcun risultato. Pertanto non si capisce perché dovrebbero funzionare adesso, dopo l’ulteriore taglio di posti letto e le chiusure di pronto soccorso, con gli stessi manager confermati e/o riciclati al comando delle ASL e Aziende Ospedaliere.

E’ poi dannoso per i cittadini, che si vedranno costretti a sottostare ad ulteriori attese per interventi di elezione, già ridotti all’osso, nei quali spesso la tempestività incide sulla prognosi, od obbligati a ricoveri nei corridoi dei reparti, come 20 anni fa. Tutte condizioni che, oltre a non garantire il diritto di cura e a violare la dignità delle persone, sottopongono il personale sanitario a maggiore rischio di errore e i pazienti a quello di infezioni ospedaliere.

Per quanto riguarda il 118,  è l’ennesimo tentativo di far entrare dalla finestra ambulanze private, cosa che peraltro avviene quotidianamente per qualsiasi tipo di “emergenza”, senza che siano chiari il possesso dell’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria e dell’accreditamento, il tipo di convenzione che ne regola il rapporto, le modalità di pagamento e la presenza a bordo dei mezzi privati di personale qualificato all’emergenza.

Infine, è ridicolo imporre in maniera autoritaria il taglio di 11 pronto soccorso, 24 Ospedali e 2.865 posti letto esclusivamente a carico della sanità pubblica del Lazio, in nome di un mai dimostrato risparmio, il quale viene comunque azzerato dalle continue e costose misure emergenziali, necessarie a ridurre gli effetti di un piano sbagliato e ingiusto.

 

Secondo USB, la Presidente ha solo due possibilità a sua disposizione: o rivedere completamente il piano di “riorganizzazione” della sanità, rinunciando a tagli e chiusure e assumendo personale, oppure emanare una direttiva che vieti ai cittadini del Lazio di ammalarsi.

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