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Argomento:

SCELTE DI COMODO PER LO STRAORDINARIO

Nazionale -

(09/21) NIENTE STRAORDINARIO IN SMART WORKING MA DI SABATO E DOMENICA SI PUO’

Non finiremo mai di sorprenderci per le discutibili e fantasiose politiche dell’INPS sul personale. C’è stato più volte detto ufficialmente dall’amministrazione che lo straordinario è incompatibile con lo smart working.

La Circolare N. 2/2020 della Funzione Pubblica specifica che “…istituti quali prestazioni eccedenti l’orario settimanale che diano luogo a riposi compensativi, prestazioni di lavoro straordinario, prestazioni di lavoro in turno notturno, festivo o feriale non lavorativo che determinino maggiorazioni retributive, brevi permessi o altri istituti che comportino la riduzione dell’orario giornaliero di lavoro appaiono difficilmente compatibili con la strutturazione del lavoro agile quale ordinaria modalità delle prestazione lavorativa. Si ritiene pertanto conforme a normativa che una PA non riconosca a chi si trova in modalità agile, ad esempio, prestazioni di lavoro straordinario…”.

L’INPS, quindi, si fa forte delle indicazioni della Funzione Pubblica e non riconosce lo straordinario a chi svolge l’attività in smart working nelle giornate lavorative.

Ma cosa accade il sabato e la domenica? In quelle giornate l’INPS si fa coraggio e autorizza lo straordinario in smart working, superando le indicazioni contenute nella circolare della Funzione Pubblica che abbiamo appena riportato.

Le regole, i pareri e i consigli vengono tirati da una parte o dall’altra a seconda della convenienza. L’amministrazione preferisce accordare lo straordinario in giornate non lavorative perché così riesce più facilmente a finalizzarlo e a controllarne il risultato.

Quando vuole, l’INPS agisce in autonomia non tenendo conto delle indicazioni della ministra Dadone, mentre, quando la Funzione Pubblica demanda alle amministrazioni specifiche scelte, ad esempio quella relativa al riconoscimento del buono pasto in smart working, prevalgono i timori e si preferisce dare la colpa del diniego o alla Corte dei conti, che sull’argomento si è chiamata fuori, oppure alla stessa Funzione Pubblica che, con il parere del 28 agosto 2020, ha ribadito che in caso di attività in smart working “…il riconoscimento dei buoni pasto, in assenza di specifiche previsioni ostative rinvenibili nella disciplina normativa e contrattuale vigente, rappresenta una decisione rimessa esclusivamente alle autonome scelte organizzative e gestionali di ciascuna amministrazione…”.

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