Sistema clientelare e concertazione: è ora di dire basta! USB Rai verso le RSU
Dopo troppi anni trascorsi dalle ultime elezioni RSU/RLS in RAI, le lavoratrici e i lavoratori hanno chiaro che il sistema sindacale inteso fino ad ora ha fallito: le sigle firmatarie di Contratto hanno scelto la strada della concertazione e dell’aziendalismo, fallendo clamorosamente il mandato di rappresentanza e tutela che era stato loro conferito.
L’ultimo rinnovo del CCL ne è la dimostrazione: aumenti minimi della prima voce, sperimentazioni fallimentari della conciliazione vita lavoro (ottenuti comunque solo grazie alla presa di coscienza di lavoratrici e lavoratori), nessun risultato sostanziale sull’alleggerimento del carico lavorativo ma anzi, il continuo e sistematico ricorso a straordinari per sopperire alla mancanza strutturale di organico.
Le risorse economiche che avrebbero potuto essere utilizzate per migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro sono state invece usate per alimentare quella che da emittente pubblica si sta sempre di più trasformando in una macchina da propaganda, scialacquando in produzioni televisive fallimentari ma utili a foraggiare i sempre più presenti “amici di amici”, con il tacito consenso o la blanda opposizione dei sindacati.
Queste elezioni RSU/RLS sono l’occasione per cambiare il passo, riportando il sindacalismo a essere un reale strumento di lotta per le rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori!
Come USB, non promettiamo l’inserimento in liste preferenziali per avanzamenti di carriera, non siamo disposti a vendere la nostra capacità di lotta in cambio di poche briciole da dispensare ai nostri iscritti: siamo la voce di lavoratrici e lavoratori che vogliono organizzarsi e lottare per ottenere la dignità che ci spetta come dipendenti della RAI.
Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori RAI ad unirsi alla lotta aderendo, candidandosi ed esprimendo la preferenza per l’USB alle prossime elezioni RSU/RLS.
I nostri obiettivi sono chiari, i nostri mezzi nella forza dell’unione delle lavoratrici e dei lavoratori.
SALARI: Il salario non è un costo. È la ricchezza che produciamo. Vogliamo un adeguamento reale dello stipendio al costo della vita, con recupero pieno dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto, secondo le stime del FOI. È ora di introdurre un salario di base contrattuale di almeno 2000 euro netti mensili per tutti i lavoratori a tempo pieno, come soglia minima non negoziabile e con adeguamento proporzionale dei livelli contrattuali.
TEMPO DI LAVORO: ridateci il nostro tempo. La tecnologia aumenta la produttività, ma i benefici vengono appropriati dal capitale. Noi rivendichiamo il diritto al tempo liberato. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario. Settimana corta, turnazioni sostenibili, stop agli straordinari strutturali. Lavorare meno per lavorare tutti, vivere meglio, ridurre l’usura, aumentare la sicurezza. Il tempo è un diritto, non una concessione aziendale.
DIRITTO DI SCIOPERO: Lo sciopero è libertà e democrazia, non un problema da regolare. È lo strumento fondamentale con cui il lavoro difende sé stesso. No alla militarizzazione del lavoro e all’uso delle leggi per comprimere il conflitto.
Senza diritto di sciopero non esiste contrattazione reale, ma solo imposizione. Vogliamo una revisione della legge 146/1990 sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e dell’accordo sulle prestazioni indispensabili, recependo le indicazioni del CEDS dopo il ricorso presentato da USB.
STOP APPALTI E SFRUTTAMENTO: Basta catene infinite di appalti e subappalti che scaricano rischio e abbassano i diritti. Questo modello frammenta il lavoro, abbassa i salari e aumenta l’insicurezza. Rivendichiamo il principio: stesso lavoro, stessi diritti e stesso salario lungo tutta la filiera. Responsabilità piena del committente, internalizzazioni come regola generale (salvo casi eccezionali), fine del massimo ribasso come criterio di assegnazione. Il lavoro non può essere una merce da spezzare e comprimere.
PER UNA VERA TV PUBBLICA: L’ingerenza dei Governi all’interno della RAI è un problema che non può più essere ignorato. Ogni cambio di Governo produce in RAI un terremoto che coinvolge tutti i reparti dall’editoriale, all’amministrativo, alla produzione. Le lavoratrici e i lavoratori RAI hanno espresso con chiarezza il rifiuto di partecipare alla filiera della guerra, aderendo numerosamente agli scioperi generali a sostegno del popolo palestinese. Non siamo più disposti ad essere il megafono di una classe dirigente che comprime i nostri diritti, impoverisce le nostre famiglie, e vuole usare il Servizio Pubblico come organo di propaganda bellicista.
USB – Coordinamento RAI