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Sospensione attività scolastiche ed educative in presenza: USB denuncia il vuoto normativo sui congedi e scrive alla Funzione Pubblica per soluzioni immediate

Nazionale -

In diverse Regioni d’Italia e in alcuni comuni sul territorio nazionale è stata prevista la sospensione della didattica in presenza nelle istituzioni scolastiche e dei servizi educativi delle scuole dell’infanzia. Se le scuole sono a distanza, anche quelle dell'infanzia, e i bambini e i ragazzi sono a casa, come possono le lavoratrici e i lavoratori recarsi al lavoro? Da due mesi non viene rinnovato il congedo parentale speciale per i genitori di alunni/studenti in didattica a distanza, che comunque è sempre stato retribuito solo al 50% e solo per chi non può fare lo smart working; per chi non ha accesso al lavoro agile non esistono strumenti utilizzabili per affrontare questa situazione di difficoltà e, possiamo scommetterlo, saranno le donne a pagare il prezzo più alto.

In un Paese in cui l’OCSE certifica che il 75% del lavoro di cura delle famiglie pesa sulle donne, è stato di fatto abolito il congedo parentale Covid. Il Covid non è finito con l’anno nuovo, perché i congedi sì?
Non si possono prendere decisioni così importanti, in modo improvviso, senza garantire i lavoratori e le loro famiglie.

USB non ci sta e denuncia il vuoto normativo sui congedi, chiedendo alla Funzione Pubblica di prevedere l’immediata e retroattiva istituzione dei congedi parentali Covid al 100 % per tutte le lavoratrici e i lavoratori.

Congedi a prescindere dalla possibilità di svolgimento del lavoro agile, resosi necessario come dispositivo di protezione e distanziamento ma allo stesso tempo strumento che utilizza in modo combinato fattori tecnologici e fattori psicologici, creando una fusione tra lavoro subordinato e lavoro di cura in un ciclo continuo che per chi svolge lavoro di cura si interrompe solo nelle ore di sonno e che con la DAD crea un cockail micidiale di rischio tecno-stress.

Le famiglie non vengono dopo le esigenze delle imprese e dell’economia: devono essere messe in condizione di affrontare con serenità un momento ancora così critico; il lavoro di cura deve essere messo al centro della discussione politica senza scorciatoie e dimenticanze che pesano come un macigno sulla vita di milioni di persone.

Sono passati secoli ma la pandemia degli anni 2000 ci ha consegnato un Paese che si regge sul welfare familistico e ha cristallizzato ai massimi livelli il ruolo di ammortizzatore sociale a costo zero delle donne. 

La crisi economica e sanitaria sta facendo da cartina di tornasole a tutto questo, premendo l’acceleratore su un’ulteriore redistribuzione dei costi e dei bisogni collettivi dentro le pareti domestiche. 

Anche per questo per USB l’8 marzo è una giornata di lotta! 

Roma, 8 marzo 2021

USB Pubblico Impiego

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