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Strage di Brandizzo: indagati due manager Rfi. La deterrenza del reato di omicidio sul lavoro avrebbe potuto salvare la vita agli operai

Nazionale -

Leggiamo sui giornali importanti novità per quanto riguarda la strage di Brandizzo: sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati due manager Rfi, oltre la stessa società. Raggiunti da un avviso di garanzia, questi ricoprirebbero un ruolo superiore al capo scorta Rfi, che accompagnava gli operai della ditta Sigifer travolti sulla linea Milano Torino lo scorso 30 agosto.

Sia il caposcorta Rfi che il caposquadra Sigifer erano già stati indagati. Alla luce di questa notizia, ci domandiamo il senso di continuare ad accusare i lavoratori di responsabilità che, evidentemente, sono dei manager delle grandi aziende. Se è vero che, secondo quanto emerso dalle testimonianze di altri lavoratori addetti alla stessa mansione, quella di infilarsi tra un treno e l’altro per fare i lavori rappresenta una prassi, le responsabilità vanno cercate tra chi ha non solo permesso, ma anche incoraggiato se non costretto, gli operai a lavorare in questa situazione di grande pericolo.

La nostra legge di iniziativa popolare va proprio nella direzione di porre una deterrenza, che sia reale ed immediata, contro chi ignora le misure di sicurezza per velocizzare i lavori. Sembra proprio da quanto emerge dalle indagini che, infatti, i lavori lungo la ferrovia Milano Torino siano stati gestiti proprio così: fate presto, bisogna risparmiare! Se la nostra legge fosse già stata in vigore, forse, sarebbe stato possibile salvare le vite dei lavoratori coinvolti nella strage di Brandizzo.

USB e Rete Iside continuano la loro campagna, per la quale sono state già raccolte decine di migliaia di firme: trovtutte le informazioni e accesso alla firma online su leggeomicidiosullavoro.it

Unione Sindacale di Base

Rete Iside