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TEATRO DELL'OPERA DI ROMA: BASTA CON GLI SPERPERI E LE ASSUNZIONI CLIENTELARI DEI PRECARI

I lavoratori chiedono un piano di stabilizzazioni certo e concordato alla luce del sole

Roma -

La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, a cui fanno capo il Teatro dell’Opera ed il Teatro Nazionale, nonostante una produzione negli ultimi anni più che raddoppiata, ha ancora una pianta organica di 630 lavoratori, tra personale tecnico e personale artistico, che risale al 1997.

Da questa carenza di organico deriva la cronica condizione di circa cento lavoratori precari, inseriti a tempo determinato a seconda degli impegni della produzione e delle rappresentazioni in cartellone.

 

Un accordo stipulato anni addietro fra sindacati confederali e la direzione del Teatro prevedeva di inserire i precari in due liste (lista A e lista B) dalle quali attingere, mediante un meccanismo di scorrimento, per la stabilizzazione a tempo indeterminato di questi lavoratori.

 

I dipendenti precari e stabili della Fondazione, che si sono organizzati con le RdB-CUB, denunciano come anche quest’anno, all’approssimarsi delle procedure di stabilizzazione per qualche decina di precari, si stia verificando uno stravolgimento delle graduatorie per consentire la gestione clientelare delle assunzioni, con nominativi che senza ragioni oggettive avanzano di posizione e nuovi nominativi che appaiono in ottime posizioni, in gran parte sponsorizzati da protagonisti prevalentemente di parte sindacale.

I dipendenti denunciano inoltre uno sperpero di risorse pubbliche nelle gare di appalto per l’allestimento di opere in cartellone che, se messe in cantiere per tempo, potrebbero essere realizzate con le professionalità delle maestranze interne, sia stabili che – purtroppo - precarie.

 

“Si smetta di mercanteggiare posti e favori, oltretutto sperperando denaro pubblico”, dichiara Pio Congi della Federazione nazionale RdB-CUB. “I lavoratori con le RdB-CUB chiedono un confronto serio sulla rideterminazione della pianta organica a fronte degli impegni reali del Teatro che, una volta ridefinita, permetta un piano di stabilizzazioni certo e concordato alla luce del sole e con tutte le parti in causa. Si finisca pure nella pratica di affidare consulenze costosissime a professionisti che nulla apportano al Teatro, e si spendano meglio i soldi per le stabilizzazioni dei lavoratori precari”.

 

Senza l’apertura di questo indispensabile confronto con le RdB-CUB si profilerà la mobilitazione dei lavoratori del Teatro dell’Opera, che potrebbe anche mettere a rischio le prossime produzioni in cartellone.

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