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Techno Sky, la sicurezza non va in ferie

Roma -

C’è una cosa che noi di USB non abbiamo mai sopportato anche quando stavamo con i confederali, ovvero che ci raccontassero menzogne e per questo alla fine abbiamo rassegnato le dimissioni dalle rispettive sigle sindacali, stanchi di discutere inutilmente con soggetti interessati e/o continuamente distratti dalla controparte, al punto da diventarne sistematicamente complici, ed anche se fino ad oggipochi sembrano aver capitola la cosa speriamo che di fronte alle incredibili evidenze del momento molti altri aprano gli occhi.

L’ultima assurdità è l’aver apparentemente già dimenticato che solo sei mesi fa, precisamente il 24 novembre 2019, un giudice stabiliva con una sentenza che “l’attività di conduzione e manutenzione degli impianti di controllo del traffico aereo è strettamente funzionale anche al soddisfacimento del diritto alla sicurezza (più precisamente del diritto alla navigazione aerea in condizioni di sicurezza) e quindi, in ultima analisi, del diritto alla vita e alla salute, che la legge espressamente contempla, ai fini del necessario contemperamento con l’esercizio del diritto di sciopero”, legittimando in modo ufficiale per la prima volta dopo quasi trent’anni di contenziosi la teoria aziendale di necessità di negazione del nostro diritto di sciopero per poter garantire la sicurezza aerea, dato che la presenza di tutto il personale tecnico era indipendente dal numero dei voli da gestire dovendo garantire non solo la continuità di accensione ed efficienza degli impianti, ma anche e soprattutto la loro disponibilità attraverso gli interventi di emergenza.

Da fine gennaio, invece, pare che per l’azienda tutto ciò non abbia più lo stesso valore e se inizialmente siamo stati tutti comprensibilmente disorientati dal pericolo di un fatale contagio che nessuno era preparato ad affrontare, oggi la DA utilizza la distrazione sindacale e la pandemia per obbligare il personale a smaltire ferie senza tenere conto di tutto quanto detto e fatto prima in nome della sicurezza aerea.

MENTIVANO PRIMA O LO FANNO ADESSO?

In un assordante e totale silenzio delle altre RSU si è persino permessa e si vorrebbe ora legittimare la firma da parte di soggetti accreditati in azienda, ma non contrattualmente abilitati, di un accordo nel quale è addirittura premesso essere sottoscritto “sebbene l’attività svolte dalla Società non siano direttamente legate ai flussi del traffico aereo”, ovvero senza che vi sia alcuna necessità di farlo, e dai contenuti davvero incomprensibili che scambiano lo smaltimento forzato delle nostre ferie con una vaga e solo sottointesa “promessa” di discutere dell’orario di lavoro terminata l’operazione di recupero economico aziendale.

Ma a parte il legittimo dubbio sulla vantaggiosità di un simile scambio e sulle complicità in campo, è davvero più che evidente come di fronte all’opportunità unica di sfruttare il momento per un mero interesse di conto economico per l’azienda la sicurezza dei cieli non sembri essere più così importante, infatti se lo fosse non permetterebbe ai voli di oggi, tutti maggiorente indispensabili e da garantire, come i voli ambulanza, di stato, le emergenze, i servizi primari di approvvigionamento e via dicendo, di solcare i cieli con pochissimi tecnici in servizio in tutta Italia ed in alcune occasioni, come di notte, persino in loro totale assenza.

Questo comportamento, oltre a far pensare ad uno scandaloso sfregio ai diritti dei lavoratori, fa anche sorgere il legittimo sospetto che possano esservi celate responsabilità penali passate o future da parte aziendale, perché se a causa del COVID-19 non sono cambiate anche le regole della sicurezza del volo, qualcuno nella DA starebbe commettendo oggi un reato, o lo avrebbe fatto ieri, raggirando Commissione di Garanzia, Ministeri e le altre istituzioni che fino ad oggi hanno aderito alle sue tesi oggi smentite dai fatti.

Che si tratti di oggi o domani le autorità competenti dovrebbero intervenire senza esitazione, nei modi di loro competenza, per fermare al più presto, anche sanzionando se necessario l’azienda, questo incredibile stato di cose, perché vi sono solo due possibilità: o l’azienda ha fino ad oggi preso abilmente per il naso le istituzioni, o queste ne sono sempre state complici.

Non siamo noi dover giudicare quale risposta sia giusta, chiedendo ai soggetti competenti di intervenire.

 

 

Roma, 25 maggio 2020

 

 

Coordinamento RSU USB Techno Sky

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