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TRASPORTI: MATTEOLI VIETA DA MESI LO SCIOPERO IN ALITALIA. PERCHÉ? CHE INDAGHI LA MAGISTRATURA

LO SCIOPERO GENERALE DEL 23 OTTOBRE È ANCHE A DIFESA DEL DIRITTO DI SCIOPERO

Roma -

Da quasi un anno, con rarissime eccezioni, il Ministro Matteoli vieta gli scioperi indetti in Alitalia/Cai. Un comportamento rispetto al quale nei prossimi giorni si chiederà alla magistratura di indagare.

 

Se un ministro dei Trasporti, nelle sue funzioni di garante della mobilità dei cittadini, è sicuramente autorizzato ed obbligato ad intervenire nei casi nei quali lo sciopero può mettere in discussione realmente tale diritto per lungo tempo ed in specifiche situazioni, è altrettanto vero che egli non può sostituirsi alla Commissione di Garanzia quando essa considera legittimi gli scioperi e comunque in qualsiasi situazione che possa mettere in discussione l'operatività di un singolo vettore aereo.

 

L'ultimo episodio è quello dello sciopero generale che si terrà domani, 23 ottobre, e rispetto al quale il Ministro ha emesso in modo arbitrario e dal nostro punto di vista illegittimo, una ordinanza attraverso la quale lo sciopero nel trasporto aereo viene ridotto a 4 ore, negando quindi la valenza e l'importanza di uno sciopero generale per l'intera giornata, che era stato considerato del tutto corretto dalla Commissione di Garanzia. Ma in effetti questo è stato soltanto l'ultimo degli interventi restrittivi operati da Matteoli. Da quando SdL si è contrapposto ad Alitalia/Cai, cioè da circa un anno, il Ministro ha di fatto permesso due “mezzi scioperi di 4 ore”, che per un vettore aereo sono poco più di un colpo di tosse, ed ha sistematicamente vietato lo sciopero di 24 ore, se pur limitato nella sua efficacia dalla legge in quanto esistono fasce orarie (complessivamente 6 ore) nelle quali i voli (circa la metà di quelli programmati quotidianamente) devono essere comunque garantiti.

 

Oltre a ciò la mobilità dei cittadini/utenti è sicuramente garantita, visto che ormai Alitalia/Cai non è più un'azienda monopolista ed infatti opera meno del 50% dell'attività di volo in Italia e da e per destinazioni internazionali ed intercontinentali. Senza poi considerare che con l'Alta Velocità le Ferrovie dello Stato rappresentano una alternativa più che concreta sui tragitti nazionali a media/lunga percorrenza.

 

Tutto ciò farebbe pensare che le continue ordinanze del Ministro siano indirizzate più alla tutela degli interessi dell'azienda che non a quella della mobilità dei cittadini. Quanto alla necessaria tutela dei diritti dei lavoratori e del diritto di sciopero, evidentemente questo Ministro la considera del tutto estranea alle sue funzioni.

E' importante sottolineare che gli effetti di tale atteggiamento del Ministro, hanno fortemente condizionato i rapporti tra lavoratori ed azienda, tra azienda e sindacato e tra sindacati. Perché mai un'azienda dovrebbe rispettare gli accordi o quanto meno trattare seriamente con le controparti, se è consapevole che il sindacato non ha la possibilità di difendere i lavoratori anche con lo strumento dello sciopero?

 

Fortissimi danni quindi ai lavoratori, alle loro condizioni, al salario e all'occupazione e ingenti danni anche al sindacato che, impossibilitato ad esercitare le proprie prerogative, diventa “strumento inutilizzabile” anche per quei lavoratori che ricercano o la strada individuale dei rapporti con l'azienda, o l'interlocuzione con quei sindacati che dicono sempre sì, o si estraneano completamente dai rapporti sociali esistenti nell'ambito dell'azienda.

 

Rispetto a questi atti ministeriali SdL chiederà quindi l'intervento della magistratura, per verificare se esistano reati, omissioni e/o atti arbitrari che possano configurarsi quali azioni penalmente, amministrativamente e civilmente perseguibili.

 

SdL Intercategoriale, RdB e Confederazione Cobas, nel ritenere ancor più valide le motivazioni dello sciopero del 23 Ottobre, si faranno promotrici di iniziative pubbliche e di pressione a difesa del diritto di sciopero.

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