Una borsa vale quattro volte il reddito di un lavoratore: il 30 ottobre è sciopero generale
In Italia il lavoro si impoverisce, i prezzi aumentano e oltre 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta. È questa la violenza di cui si dovrebbe parlare, è questa l'emergenza di cui dovremmo discutere.
Una borsa Louis Vuitton può costare 5.600 euro, mentre il massimale mensile della cassa integrazione nel 2026 è di 1.340 euro lordi.
È un'immagine che racconta plasticamente la profonda la frattura sociale nel nostro Paese. I TG raccontano la rabbia di chi manifesta, senza spendere nemmeno mezzo secondo per spiegarla.
L'ISTAT, proprio in questi giorni, ci ha consegnato due dati impressionanti: 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta e, dal 2021, le retribuzioni reali hanno perso il 9,4% del loro potere d'acquisto. Ma c'è un numero ancora più significativo: il 14,3% delle famiglie con un operaio come persona di riferimento vive in povertà assoluta.
In Italia si può lavorare, produrre ricchezza, contribuire ogni giorno al funzionamento del Paese e rimanere poveri. Non esiste ingiustizia più grande.
Nel frattempo aumentano i prezzi dell'energia, dei carburanti, degli alimentari e degli affitti. Ogni rincaro sottrae un altro pezzo di salario, riduce la capacità di risparmio e costringe milioni di famiglie a rinunciare progressivamente a ciò che fino a pochi anni fa consideravano normale.
Eppure, di fronte a questa enorme questione sociale, manca una risposta politica all'altezza. Il Governo trova risorse e determinazione quando si parla di riarmo e spese militari, mentre il recupero del potere d'acquisto dei salari continua a essere rinviato.
La vera emergenza nazionale è un Paese nel quale il lavoro non garantisce più una vita dignitosa.
Un Paese in cui la ricchezza si concentra mentre chi la produce vede ridursi il proprio salario reale.
È su questa contraddizione che bisogna riportare la discussione pubblica.
Per USB è necessario tornare a rivendicare aumenti salariali veri, il ripristino della scala mobile, il blocco dei prezzi dei beni essenziali, la riduzione dell'IVA sui consumi fondamentali. Significa scegliere di intervenire sulla distribuzione della ricchezza, restituendo al lavoro il valore economico e sociale che gli spetta.
Il 30 ottobre scioperiamo per questo.
Per rimettere al centro i salari, la dignità del lavoro e il diritto a una vita libera dal ricatto della povertà. Per affermare che le risorse pubbliche devono servire a migliorare le condizioni di vita delle persone, anziché alimentare la corsa al riarmo.
Perché una vetrina si ripara. Cinque anni di salario perduto, una famiglia impoverita, un futuro negato non si recuperano con altrettanta facilità.
30 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE! ABBASSATE LE ARMI, ALZATE I SALARI!