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Una grande giornata di lotta

Nazionale -

L’8 marzo è stata una grande giornata di lotta. Non solo in Italia, oltre 50 le manifestazioni susseguitesi per l’intera giornata, ma in tutto il mondo. A rimarcare, ancora una volta, il carattere globale del Movimento femminista Non Una di Meno.


Ben oltre le previsioni le adesioni allo sciopero nei luoghi di lavoro, con punte dell’80-100% in alcune fabbriche storiche (Piaggio ed Electrolux su tutte), ferma la mobilità in molte città, chiuse le scuole, rallentati gli uffici pubblici, in crisi i servizi forniti dalle aziende municipalizzate, altissima partecipazione del mondo delle cooperative sociali e del terzo settore.


Non era scontato. Da una parte una legge liberticida che impedisce il libero esercizio del diritto costituzionale  dello sciopero, dall’altra il mantra dei sindacati complici che, oltre a boicottare lo sciopero con decine di assemblee retribuite nei luoghi di lavoro ed una assemblea nazionale a Roma, hanno ripetuto allo spasimo quanto fosse dannoso scioperare. Dannoso per chi?


 Il segretario della UIL, subito seguito dalla Cisl, si è spinto fino a dichiarare che fermare la mobilità  è un atto contro le donne. Come se nelle aziende del trasporto pubblico locale le donne non ci fossero e non avessero il diritto a fermarsi per rivendicare diritti e dignità.


La palma del commento più  imbecille va, però, al neo segretario della Cgil, che proprio non ce la fa ad astenersi da patetici quanto non richiesti consigli e che,  dalle pagine dei giornali ci manda a dire, e con noi  a tutte le donne che hanno scioperato, che gli “scioperi vanno preparati, è  importante che non siano solo atti politici ma che abbiano un sostegno e un’adesione. Quelli solo politici sono controproducenti”. Sì certo, capiamo l’imbarazzo di chi “non prepara” uno sciopero da anni preferendo sfilare di sabato a braccetto di Confindustria.


 La vera risposta l’hanno però inviata le piazze italiane, piene all’inverosimile. Come non mai. Ovunque.


Piazze che certo parlano di violenza maschile sulle donne, denunciano l’inarrestabilita’ dei femminicidi, si scagliano contro l’attacco ideologico all’autodeterminazione delle donne, native e migranti, che tanto terreno fertile trova in molti esponenti di questo governo.


Ma le piazze parlano di lavoro: quello che per le donne non c’è e quello che quando c’è è povero, sfruttato, sottopagato, sotto ricatto di molestie sessuali, non permette una maternità libera.


Tutto questo non deve riguardare un sindacato degno di questo nome? E lo sciopero non è da sempre stata l’arma più potente in mano al movimento operaio per denunciare le disuguaglianze?


Al coro dei segretari di cgil cisl e uil non poteva mancare di unirsi quello di un certo femminismo liberale che dopo lungo silenzio, causa l’essere rimasto orfano di partito di “opposizione”, si è rinvigorito con le primarie e si sente in dovere di dispensare buoni consigli non potendo più dare il cattivo esempio.


D'altronde che non basti essere donna per essere femminista ce lo ricorda quotidianamente la Fornero con il miraggio della pensione a 70 anni.
Non sappiamo che farcene del femminismo liberale, interclassista, delle pari opportunità di facciata, della meritocrazia; quello dello sfondamento del “tetto di cristallo” per qualcuna ma che fa ricadere i cocci di vetro su tutte le altre. Non ci cambia la vita se a sfruttarci sia una donna invece di un uomo.


Noi abbiamo scelto da tempo da che parte stare. Stiamo dalla parte degli sfruttati.  E se il maggior sfruttamento e la maggiore povertà ricade oggi sulle spalle delle donne e dei migranti quello è sicuramente il nostro posto.
Tuttavia a queste maitre a penser siamo noi che chiediamo, ma … se non ora quando?!


Infine, un pensiero per la “libera” stampa di questo paese alla quale va un sentito ringraziamento per aver oscurato, travisato e sbeffeggiato le forme e le ragioni di uno sciopero, che lavoratrici e lavoratori pagano con una giornata di già misero salario, contribuendo alla guerra tra poveri attraverso la rappresentazione di una  falsa contrapposizione tra i diritti dei lavoratori e quelli dei cittadini.


Sarà  una piazza che vi seppellirà!

 

Unuione Sindacale di Base

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