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Uniti per il Reddito, la lotta continua: martedì 14 marzo presidi USB ai Centri per l’impiego di tutte le città

Roma -

Difendiamo il reddito perché in questo Paese il lavoro è in gran parte povero, sottopagato, precario e troppe volte irregolare.

Il 4 febbraio abbiamo lanciato la campagna Uniti per il Reddito con presidi in 25 città per difendere il Reddito di Cittadinanza e rilanciare le priorità dei settori popolari e precari: un reddito di base universale.

Accanto alla necessità di un sostegno al reddito, serve un forte aumento dei salari in tutti i settori del lavoro, per garantire condizioni dignitose contro il carovita, l’aumento dei prezzi che avanza in tutti i settori: dalle bollette all’affitto, dalla spesa alla sanità.

Attraverso il programma GOL, piano attuativo del PNRR, il governo annuncia l’intenzione di avviare al lavoro 3 milioni di disoccupati nel giro di tre anni, per la maggior parte beneficiari di RdC o NASPI/DIS-COLL, con un sistema integrato fra Centri per l’Impiego e agenzie private di collocamento e formazione, obiettivo per cui sono stati stanziati 4,4 miliardi di euro.

Oggi sentiamo la necessità di contestare con forza questo programma che troviamo non solo insufficiente ma soprattutto l’ennesimo passo che viene fatto in direzione delle agenzie private e della precarietà. La cosiddetta “cooperazione tra sistema pubblico e privato” nei percorsi di formazione e avviamento non è altro che il coinvolgimento e finanziamento di agenzie private, che spesso sono tra i peggiori responsabili di offerte di lavoro indecenti, con salario e diritti ai minimi termini, mentre le amministrazioni pubbliche, per primi i centri per l’impiego, sono in carenza di organico. L’ultima volta che un governo ha potenziato i CpI è stato con l’assunzione dei “navigators” con contratti a 36 mesi, che ora stanno per scadere. È necessario stabilizzare tutti i precari e procedere ad assunzioni in massa a tempo indeterminato.

I fondi pubblici si devono usare per distribuire Reddito alla popolazione e offrire lavoro pubblico, stabile e ben pagato nei troppi enti sottorganico, non per finanziare enti di formazione e collocamento privati.

Il lavoro, inoltre, non è una condizione garantita in Italia, e l’abolizione del RdC avrà un grave effetto su milioni di disoccupati, tra cui negare la possibilità di rifiutare offerte di lavoro non dignitose; in questo senso le misure appena presentate dal governo sotto il nome di MIA (misura d’inclusione attiva) confermano l’intenzione di tenere bassi i salari e ridurre la parte di reddito distribuita ai settori più poveri della popolazione.

Non sorprende quindi se la maggior parte dei percorsi proposti dal programma GOL non avranno sbocco lavorativo, e i pochi posti di lavoro offerti nei circuiti di collocamento saranno a breve termine, con salari bassi, scarsi diritti.

La Federazione del Sociale e l’USB tutta contrastano il lavoro sottopagato in tutte le sue forme, ed è in quest’ottica che vogliamo:

  • monitorare il procedimento del programma GOL, rivendicando la centralità del sistema pubblico e tavoli periodici di confronto presso le amministrazioni regionali, deputate all’attuazione del programma, nei quali prendere visione delle proposte di lavoro effettuate e verificare, anche durante il rapporto di lavoro, che le condizioni siano dignitose;
  • ribadire che le modalità di collocamento deve passare per i Centri per l’Impiego pubblici, che innanzitutto vanno potenziati con risorse e organico: questa è la campagna di assunzioni che serve al paese, per potenziare i servizi e offrire occupazione stabile, ben retribuita e senza il ricatto della precarietà costante;
  • pretendere politiche che affrontino strutturalmente il problema del lavoro nel paese tramite misure di sostegno al reddito e lo stop ai salari da fame. La soluzione non è togliere il reddito di cittadinanza ma piuttosto ampliarlo e affiancarlo a un salario minimo e un reddito di base universale.

Unione Sindacale di Base

Federazione del Sociale USB