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UNIVERSITA': LO SCANDALO TEST E' FIGLIO DELLA GESTIONE PRIVATISTICA

Serve un ripensamento dell’Università con una politica di investimenti sui giovani

Roma -

L’intervento della magistratura sui test di ammissione a Medicina in vari Atenei italiani è un ennesimo grave colpo inferto alla credibilità delle autonomie universitarie che conferma, nella maniera peggiore possibile, quanto le RdB-CUB vanno affermando da tempo: la gestione privatistica e la concorrenza tra gli atenei non può che moltiplicare gli strumenti di limitazione e di discriminazione nell’accesso agli studi universitari e al diritto allo studio, offrendo occasioni per fenomeni degenerativi a cui solo la magistratura sembra in grado di porre qualche freno.

Ma oltre che di questione morale si tratta di un problema di sistema, su cui urge un bilancio. Un ventennio di riforme ha prodotto esiti disastrosi non solo in tema di riqualificazione della didattica e della ricerca ma anche, e soprattutto, di investimento sui giovani e di conseguenza sul futuro dello sviluppo culturale, scientifico, sociale ed anche economico dell’intero Paese.

 

Intanto accademia, politici e sindacati concertativi si ostinano a negare la realtà, e ad ogni fallimento si accaniscono a riproporre ulteriori accelerazioni ai processi di privatizzazione e di aziendalizzazione, come se le logiche del mercato ed i poteri delle autonomie universitarie potessero oggi farsi garanti di diritti, trasparenza e qualità in cui finora non hanno certo brillato.

 

Sempre su una malintesa idea di “modernizzazione” del sistema universitario pubblico si fonda il “Patto per l’università” lanciato dai Ministri Mussi e Padoa-Schioppa, che prevede un risanamento a spese degli studenti, con l’aumento della tasse e riduzione dei servizi, e a spese dei lavoratori e ricercatori precari, con la riduzione programmatica delle spese per il personale.
 
Nell’esprimere solidarietà agli studenti che si stanno mobilitando contro i test di ammissione, le RdB-CUB ripropongono l’abolizione dei test stessi e dei numeri chiusi o “programmati”, il rilancio di una politica di investimenti veri sui giovani, a cominciare dalla riduzione della tasse e l’introduzione di sostegni veri al diritto allo studio, e respingono ogni progetto che vada nella direzione del ridimensionamento e della restaurazione classista e baronale dell'Università pubblica.

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