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Usb alla commissione bilancio: nel decreto PNRR tante poltrone e poche stabilizzazioni. A rischio migliaia di posti di lavoro, 300 precari del MIC già licenziati

Nazionale -

Purtroppo il decreto conferma lo stato di arretramento dell’attuazione delle misure con maggior ricaduta sociale contenute nel Piano di Ripresa e Resilienza, aggravato dal pressoché nullo confronto con le parti sociali visto che la cabina di regia è stata convocata una sola volta dal Ministro Foti. Una situazione che ci porta a ripetere in ogni occasione la stessa domanda: cosa resterà al Paese reale del PNRR?

Nella memoria inviata alla commissione bilancio della Camera dei Deputati nell’ambito delle audizioni sul DL 19 febbraio 2026, n. 19, USB, a fronte del chiaro ritardo nel raggiungimento di molti obiettivi del PNRR, ha sottolineato come gli interventi contenuti nel provvedimento in esame siano tardivi e di dubbia efficacia.

Al moltiplicarsi di nuovi incarichi dirigenziali e per esperti e nuovi posti da dirigente, si sommano le varie proroghe sempre di figure apicali o di professionisti, ma non quelle di lavoratrici e lavoratori precari che hanno realmente rappresentato il vero valore aggiunto di questo PNRR. Tranne interventi limitati nei numeri e tutti alla Presidenza del Consiglio, nel decreto mancano interventi tesi a non dilapidare il patrimonio di professionalità e competenze messe a frutto con i progetti PNRR in diversi ambiti.

Parliamo del Ministero della Cultura dove oltre trecento lavoratori e lavoratrici, il cui contratto è scaduto il 28 febbraio, non solo non sono stati stabilizzati, ma neanche prorogati. Il Governo ha bocciato diversi emendamenti al milleproroghe, finalizzati alla proroga di questo personale, composto peraltro da alte professionalità e indispensabile all’erogazione dei servizi museali in diverse regioni del sud Italia, in particolare in Calabria.

Stesso destino sembra essere riservato ai precari PNRR del Ministero dell’istruzione e del Merito che scadranno nei prossimi mesi e per i quali al momento non c’è nessun provvedimento di proroga.

Nella stessa barca ci sono poi circa 1800 precari PNRR Giustizia che dal 1° luglio resteranno a casa non per una scelta funzionale, visto che al Ministero della Giustizia c’è una carenza di organico tale che richiederebbe un piano straordinario di assunzioni ben superiore alla stabilizzazione di tutti i precari, ma semplicemente perché il Governo non vuole investire risorse aggiuntive e per le stabilizzazioni si è affidato completamente o quasi alle risorse assunzionali del Ministero.

Infine i precari di Università ed Enti di Ricerca. Nel corso del 2026 scadranno migliaia di contratti, il Paese registrerà l’ennesimo sperpero di professionalità, sentiremo e leggeremo della fuga dei cervelli e di fantomatici piani per il rientro dei talenti, ma nessuno avrà lavorato per evitare tutto questo.

Il reclutamento di personale altamente qualificato in snodi fondamentali della Pubblica Amministrazione come la Cultura, la Giustizia e la Ricerca poteva essere uno dei maggiori ritorni dagli investimenti realizzati con il PNRR per il sistema Paese. Questo è avvenuto in modo molto parziale e privo di un’idea progettuale, confermando da un lato che le stabilizzazioni che ci sono state, sono frutto delle lotte che hanno costretto il Governo a qualche risposta, dall’altro che Meloni e il suo esecutivo non hanno mai avuto un’idea di prospettiva nella gestione del PNRR, hanno vissuto alla giornata, avendo come unico obiettivo quello di arrivare ad incassare la rata successiva.

Siamo arrivati alle battute conclusive. Tra poco sarà possibile tirare le somme e capire chi si è arricchito sul PNRR e cosa invece resterà al Paese. Nel mezzo ci sono migliaia di posti di lavoro che rischiano di essere persi.

USB continuerà le mobilitazioni nazionali e territoriali per la stabilizzazione di tutte e tutti e contro le politiche antipopolari e guerrafondaie del Governo Meloni, a partire dal 14 marzo con la manifestazione per il NO sociale