Usb: dopo lo sciopero del 18 maggio continua la mobilitazione per la liberazione degli attivisti della flottiglia e del popolo palestinese
Con lo sciopero e le mobilitazioni del 18 maggio abbiamo costruito un’altra giornata importante di solidarietà internazionalista, insieme alla flottiglia, a migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti e cittadini contro il genocidio del popolo palestinese e contro la complicità dei governi occidentali.
Sparare contro imbarcazioni civili che trasportano medicinali, aiuti sanitari e attivisti disarmati diretti a Gaza costituisce un crimine contro l’umanità. Farlo in acque internazionali dimostra la totale certezza dell’impunità garantita dalla complicità politica, diplomatica e militare delle potenze occidentali.
Israele agisce sapendo di poter contare sul silenzio dell’Unione Europea, sulla subordinazione del governo italiano e sull’ipocrisia di chi continua a parlare di “diritti umani” mentre copre un genocidio in diretta mondiale.
Le immagini degli attivisti della flottiglia fermati, aggrediti e colpiti dall’esercito israeliano mostrano con chiarezza il salto ulteriore compiuto dal governo Netanyahu: reprimere anche le missioni umanitarie pacifiche per isolare completamente il popolo palestinese e scoraggiare ogni forma di solidarietà internazionale.
A rendere ancora più grave quanto accaduto sono le recenti immagini dei maltrattamenti inflitti ai componenti della Flottiglia dopo il fermo. Si ripete lo stesso brutale rituale già visto con la Flottiglia dello scorso autunno: il passaggio provocatorio davanti a Ben Gvir, gli attivisti trattati come trofei di guerra, esposti pubblicamente, umiliati, insultati e disprezzati. Una messinscena di potere e sopraffazione che non ha nulla a che vedere con la giustizia e tutto a che vedere con la volontà politica di intimidire chiunque osi rompere l’assedio, portare aiuti, denunciare il genocidio e stare dalla parte del popolo palestinese.
L’Europa resta muta e complice. Non difende neppure i propri cittadini aggrediti in mare.
Oggi viene colpita l’idea stessa che esistano regole internazionali valide per tutti, che esistano limiti all’uso della forza, che il diritto internazionale abbia ancora un significato.
Il messaggio che Israele, gli Stati Uniti e i governi europei stanno lanciando è brutale: la forza è l’unica legge riconosciuta.
Chi ha potere militare può bombardare, affamare, occupare, deportare, colpire civili e missioni umanitarie senza subire conseguenze.
Si rompe così definitivamente l’ipocrisia dell’“Occidente democratico”, che per decenni ha preteso di impartire lezioni di civiltà e legalità al resto del mondo mentre sosteneva guerre, apartheid, occupazioni e massacri.
La vicenda della flottiglia dimostra anche il fallimento della falsa narrazione sull’“unica democrazia del Medio Oriente”. Non c’è democrazia possibile dove esistono apartheid, sterminio di civili, torture, bombardamenti contro bambini e distruzione sistematica di ospedali, scuole e infrastrutture vitali.
USB continuerà a mobilitarsi contro il genocidio del popolo palestinese, contro l’economia di guerra e contro la complicità del governo Meloni, dell’Unione Europea e della NATO.
Dopo lo sciopero del 18 maggio la mobilitazione continua. Costruire ovunque iniziative, presidi, boicottaggi: per la liberazione degli attivisti della flottiglia, per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi, per fermare il genocidio in Palestina, per la rottura di ogni collaborazione militare, economica e diplomatica con Israele.
La solidarietà internazionale non si arresta.
Palestina libera.