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USB PI, per difendere la funzione sociale dello Stato: votiamo no al Referendum del 22 e 23 marzo

Nazionale -

Nemici dell’Italia. Così la Presidente Meloni ha definito coloro che hanno manifestato contro le olimpiadi Milano Cortina, utilizzando una idea di patria divisiva: l’Italia è sovrapponibile al Governo e quindi gli oppositori politici e sociali sono nemici della nazione.

Un’equazione inquietante che richiama esplicitamente la retorica fascista e identifica in modo preciso la nuova fase del Governo Meloni che ha rotto definitivamente gli argini e si caratterizza esattamente per ciò che è. Una deriva fisiologica, diremmo inevitabile, per chi ha le proprie radici ben piantate nel ventennio, ma che emerge in una fase ben precisa del nostro Paese e del contesto internazionale, quale necessità del Governo.

Le grandi manifestazioni dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese che hanno identificato senza nessuna ambiguità le complicità di Meloni &Co con lo Stato terrorista di Israele, hanno fatto più male di quanto possa sembrare e il segnale che hanno dato non è stato ignorato dal Governo. In Italia si sta risvegliando un’opposizione sociale diffusa con le idee molto chiare e che non è prigioniera delle contraddizioni che caratterizzano invece un’opposizione parlamentare con troppe responsabilità rispetto alla situazione attuale.

Nemici della nazione, fermo preventivo, delegittimazione dello sciopero (sempre di venerdì…), DDL Gasparri, sono gli strumenti dell’armamentario fascista che il Governo ha messo in campo per impedire che il malcontento sociale si organizzi e dia continuità all’autunno.

La strumentalizzazione degli scontri al corteo di Torino, con l’evocazione delle BR e del terrorismo, completano il quadro di un governo che si prepara a fronteggiare il malcontento popolare attraverso la repressione. Nessuna risposta per salari, casa, sanità e pensioni, ma olio di ricino e manganello per chi organizza opposizione.

L’altro fronte di questo contesto, quello delle riforme costituzionali, premierato e giustizia, è la realizzazione del progetto di trasformazione del Paese in senso autoritario attraverso lo scardinamento di quell’equilibrio tra poteri che è base fondante della nostra Costituzione.

Dopo la modifica del titolo V della Costituzione (federalismo) e l'introduzione del pareggio in bilancio (art 81) è ora la volta della riforma della Giustizia che, tra i vari effetti, ne ha uno che riguarda proprio il conflitto sociale ed è l’utilizzo della magistratura nella repressione. Non proprio una novità, ma va preso atto che la riforma Nordio segna un salto di qualità in questo senso che non va banalizzato. Un assaggio ce lo ha dato la Premier Meloni, sempre dopo gli scontri di Torino, sostituendosi al PM e individuando il reato di tentato omicidio a carico dei manifestanti che avevano colpito due agenti.

Siamo davanti ad un processo di fascistizzazione del Paese funzionale a governare una fase, caratterizzata un’economia di guerra e da una guerra sempre più incombente, che inevitabilmente produrrà, e già produce, tensioni sociali.

Davanti a tutto ciò, in continuità con le grandi mobilitazioni dell’autunno, le forze che hanno composto quel fronte di opposizione sociale hanno preso posizione sostenendo il NO sociale al referendum del 22-23 marzo, riprendendo quella caratterizzazione (il No sociale) che giá nel 2015 ci consentí di bocciare sonoramente la riforma costituzionale del governo Renzi. Di quel fronte che si ê mobilitato questo autunno siamo stati protagonisti come lavoratrici e lavoratori pubblici, incarnazione di una visione dello Stato solidaristica, che privilegia la funzione sociale a quella repressiva . Una visione che diventa pratica nel nostro lavoro di tutti i giorni negli ospedali, nelle scuole, nelle università e negli istituti di ricerca, negli uffici che garantiscono un welfare fatto di pensioni, di sostegno alle fasce più povere, etc.

Oggi tocca ancora a noi. Dobbiamo fare la nostra parte.

Noi, che siamo la versione di Stato che questo governo mal sopporta e al quale  vuole modificare la funzione mettendoci al servizio della guerra e della repressione, estendendo a dismisura l'ambito del penale attraverso i decreti sicurezza e una magistratura al servizio del governo.

Noi, che combattiamo le disuguaglianze nel nostro lavoro e nelle piazze, ci schieriamo apertamente per il NO al referendum del 22-23 marzo.

Per un’idea di Stato coerente con principi della Costituzione che abbiamo messo al centro del nostro sciopero generale del 28 novembre.

Per difendere il diritto al conflitto sociale contro le disuguaglianze.

USB Pubblico Impiego