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USB porta ai tribunali del lavoro del Paese la vicenda dei licenziati in GLS nel milanese e a Verona

Nazionale -

Nella giornata del 30 aprile 2026 numerosi presidi di lavoratori hanno testimoniato davanti ai tribunali del lavoro italiano la loro solidarietà coi lavoratori che, per aver rispettato il codice stradale e gli standard di qualità e sicurezza previsti dalla stessa committente GLS, sono stati licenziati per scarso rendimento.

Questa brutale ventata repressiva cade "stranamente" nel momento in cui la GLS è impegnata in un'operazione di ristrutturazione organizzativa, fondata sul contenimento del costo del lavoro.

La ricetta padronale è vecchia e anche un po' banale: si tagliano posti di lavoro mascherandoli come licenziamenti disciplinari per redistribuire su chi rimane i medesimi volumi di lavoro di prima.

In GLS evasori fiscali, contributivi, indagati per appartenenza alla malavita organizzata, possono continuare a lavorare indisturbati almeno fino a che non se ne accorge qualche magistrato virtuoso.

Se un corriere decide di lavorare in sicurezza per se e per gli altri utenti della strada, se decide di non fare incidenti, di non investire nessuno, di non danneggiare l'automezzo, di non prendere multe, allora viene licenziato in tronco.

Questa pratica autoritaria, repressiva, intimidatoria, può vivere solo se le vittime vengono lasciate in solitudine.

USB però non lascia nessuno solo e, nonostante il pesante clima determinato dall'attacco al diritto di sciopero mediante il decreto sicurezza, prosegue ed articola tutte le forme di lotta possibili.

Nella giornata odierna USB ha portato ai giudici del lavoro la richiesta non di fare qualche favore, non di chiudere un occhio, ma di aprirli tutti e due per riportare la legalità al centro, il diritto costituzionale al conflitto e alla libera associazione sindacale.

Resisteremo un minuto in più del padrone, i licenziati devono essere reintegrati.