USB Ricerca: fermare subito la complicità della ricerca pubblica con la guerra
La militarizzazione della ricerca pubblica continua. Gli appelli del personale vengono ignorati. È il momento di passare al riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
L’inchiesta pubblicata su Altreconomia e la nuova indagine di Linda Maggiori sull’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo sviluppo dei Materiali Ceramici del CNR di Faenza confermano in modo inequivocabile ciò che USB Ricerca denuncia da tempo: la ricerca pubblica italiana viene progressivamente e consapevolmente trascinata dentro la filiera della guerra.
Il CNR continua a collaborare su progetti “dual use” con lo Stato terrorista di Israele, senza alcuna intenzione di interrompere questa complicità, nonostante il genocidio, l’apartheid e i crimini sistematici contro il popolo palestinese. Dietro il paravento ipocrita del “dual use” si cela una realtà politica chiarissima: fondi pubblici, strutture pubbliche e lavoro di ricercatrici e ricercatori vengono messi al servizio dell’industria militare e della guerra.
Questa deriva bellica della ricerca pubblica è pienamente coerente con la linea del Governo Meloni, con le scelte del MUR, con le politiche del CNR e con l’indirizzo dell’Unione Europea, che utilizza la ricerca come leva strategica del riarmo e della competizione militare internazionale. La neutralità della scienza è una menzogna funzionale a coprire responsabilità politiche precise.
È politicamente e moralmente inaccettabile che il Governo italiano continui a finanziare e promuovere accordi di cooperazione scientifica con Israele mentre la popolazione palestinese è sottoposta a genocidio, bombardamenti, occupazione e repressione. Continuare queste collaborazioni significa essere complici.
USB Ricerca denuncia:
- la militarizzazione crescente della ricerca pubblica, piegata agli interessi strategici e bellici;
- l’uso strumentale del “dual use” per aggirare controlli democratici e cancellare ogni responsabilità politica;
- il coinvolgimento forzato di lavoratrici e lavoratori della ricerca in progetti che contraddicono i principi di pace sanciti dalla Costituzione;
- il silenzio e la chiusura delle istituzioni di fronte agli appelli e alle prese di posizione del personale della ricerca.
Questa situazione impone un’accelerazione netta e non più rinviabile verso il riconoscimento dell’obiezione di coscienza per le lavoratrici e i lavoratori della Ricerca Pubblica, come strumento di lotta concreta contro l’inserimento coatto nei progetti di ricerca militare.
Proprio per avviare questa nuova fase di conflitto, che USB Ricerca ha organizzato un convegno il 13 febbraio all’Università La Sapienza, con:
- Linda Corradi, autrice dell’inchiesta;
- Fabio Marcelli, giurista del Centro di Ricerca ed Elaborazione Democratica;
- Arturo Salerni, giurista lavorista;
USB insieme a Cambiare Rotta per discutere di come strutturare la lotta contro i guerrafondai della ricerca negli enti e nelle università.
USB Ricerca chiede con forza:
- l’interruzione immediata dei progetti di ricerca con finalità militari o militarizzabili;
- la sospensione degli accordi di cooperazione scientifica con Israele;
- il riconoscimento pieno, praticabile ed esigibile del diritto all’obiezione di coscienza;
- la totale trasparenza su finanziamenti, partner industriali e sbocchi applicativi dei progetti.
Non accetteremo che la ricerca pubblica diventi un ingranaggio del complesso militare-industriale.
Non accetteremo che il lavoro scientifico venga usato per alimentare guerra, repressione e morte.
La ricerca pubblica o sta dalla parte dei popoli, o sta dalla parte della guerra.
USB Ricerca continuerà la mobilitazione contro la guerra, contro il riarmo e contro la militarizzazione della conoscenza.
USB Ricerca