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Roma, Usb-Taxi: uno sciopero contro “la democrazia a senso unico”. Il campidoglio vuole usare i taxi come parafulmine? Risponderemo con la lotta

Roma -

Il 27 giugno a Roma i taxi scioperano, nel rispetto delle fasce di garanzia con il fermo del servizio dalle 08.00 alle 22.00. La protesta, rappresenta un segnale netto e deciso contro un metodo che ha trasformato il Campidoglio in una stanza degli specchi, un luogo dove l'Amministrazione decide da sola, calando decisioni unilaterali su una Categoria che non viene né concretamente consultata, né rispettata.

Riccardo Cacchione, coordinatore USB Taxi: “L’Amministrazione ha deciso di gestire la mobilità come se fosse un monologo, respingendo ogni nostra istanza prima ancora di ascoltarla. USB sciopera perché non accetta che temi fondamentali come il contrasto all'abusivismo e al Far-West degli NCC siano trattati con totale disinteresse, mentre al contempo vengono imposti dall’alto diktat su qualsiasi decisione. Siamo stanchi di un sistema in cui siamo invisibili quando si tratta di vedere riconosciuti i nostri diritti, mentre su di noi gravano esclusivamente tutti i doveri e gli oneri. Non abbiamo mai fatto sconti a nessuno e non ne faremo, non possiamo accettare di essere semplici esecutori di scelte prese da chi ignora la realtà della strada. Questa mobilitazione è la risposta necessaria a una gestione assurda e prevaricatoria che, se non invertirà la rotta, troverà USB-TAXI pronta a proseguire la lotta in ogni modalità possibile e su ogni fronte.”

I punti della protesta:

Il Far-West dell’abusivismo. Roma è terra di conquista per multinazionali e per un esercito di NCC – romani ed extra-provinciali – che operano senza prenotazione e con tariffe libere svincolate, in totale spregio delle norme che impegnano il servizio di piazza. L'inerzia del Comune davanti a tutto questo è un segnale di complicità.

CHIAMATAXI 060609. Uno strumento che dovrebbe rappresentare l’APP del “brand comunale”, viene lasciato in uno stato di abbandono inammissibile, per di più con l’aggravante che le multinazionali nel frattempo spesso operano taglieggiando l’utenza con algoritmi “tarati” per danneggiare il SERVIZIO PUBBLICO TAXI. 

Decisioni unilaterali. La pianificazione del nostro lavoro, dai turni alle “seconde guide”, è espressione lampante di decisioni assunte dall'alto. È la fine di ogni traccia di democrazia, il Comune pretende di decidere sulla pelle dei tassisti, senza aver mai affrontato i temi in maniera costruttiva e responsabile. Trattando la nostra condizione lavorativa come una “sorta di subordinazione” senza regole, o diritti.

Caos urbano. La viabilità è un giostra infernale. La Stazione Termini è peggio dell’inferno dantesco. Piazza Venezia è un labirinto fatto di trappole e semafori deliranti, con il transito sui Fori Imperiali negato senza motivo. Golf car, monopattini e bici elettriche sfrecciano impuniti, ignorando regole e obblighi, mettendo a rischio quotidianamente l’incolumità dei cittadini e la nostra patente. Le corsie preferenziali sono zone di carico/scarico merci. Gli eventi sono una via crucis predisposta per penalizzare chi deve lavorare, mai un corridoio d’accesso o aree di sosta praticabili.

Aggiornamento tariffe. Un adeguamento tariffario che mentre ignora l’inflazione reale, raggira perfino quanto stabilito dal regolamento, che lo inquadrava come elemento di compensazione degli accresciuti costi di gestione. 

La beffa degli indennizzi. Per arrivare al gioco delle 3 carte finale, dove l’incremento di 1.000 licenze taxi, inutile per i cittadini, la cui evidente funzione era solo dare copertura alle lacune del trasporto pubblico di linea, assume le caratteristiche della commedia dell’assurdo, in quanto anziché sostenere i tassisti per la scelta errata del Comune, trattiene “fruttuosamente” nelle casse comunali quanto spetta ai tassisti.

Queste sono solo alcune delle ragioni che rendono necessario lo sciopero dei tassisti il 27 giugno. La città subirà disagi, ma la responsabilità non è di chi lotta, ma di chi ha trasformato il confronto in un monologo e le regole in carta straccia. Imporre decisioni scorrette e assurde a chi garantisce un servizio pubblico – pagandone interamente ogni costo – non può esser definito neppure “mala gestione”, è un’imposizione che vuole calpestare la dignità di un’intera categoria di lavoratori. Quando il dialogo viene mistificato da chi detiene il potere, lo sciopero cessa di essere una scelta e diventa l’unica voce possibile per chi non accetta di essere invisibile.

Il 27 giugno scioperiamo, perché pretendiamo rispetto. Quando l’ingiustizia diventa “legge” ribellarsi è un dovere.

USB Lavoro Privato Taxi