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L'assassinio di Stefano Leo a Torino è la prova provata della crisi della Giustizia. Inascoltati gli allarmi USB

Roma -

L’Unione Sindacale di Base nell’esprimere il proprio cordoglio ai familiari di Stefano Leo, vittima dell’omicidio ai Murazzi lungo il Po, evidenzia la preoccupazione che hanno destato le dichiarazioni del Presidente della Corte di Appello di Torino per la mancata carcerazione del 27enne reo confesso dell’assassinio del giovane torinese.

Sono anni che i lavoratori dell’organizzazione giudiziaria sono stati abbandonati a loro stessi. I criteri di priorità ricordati dal Presidente della Corte valgono per i magistrati, ma non per il personale amministrativo, costretto a farsi carico di un aumento di lavoro oramai non più sostenibile.

L’Unione Sindacale di Base., segnala, ormai da anni, le enormi difficoltà in cui opera il personale degli Uffici Giudiziari, che ha subito nel tempo una drastica riduzione.

Accanto alle note e già croniche carenze nell’organico, si aggiungeranno a breve il crescente numero dei dipendenti che saranno collocati in pensione (7158 unità potenziali nel 2019, 10.685 fino al 2021) per la quota 100 e per limiti di età.

L’omicidio di Stefano accende i riflettori su una crisi che si consuma ormai da oltre un ventennio.

Le dichiarazioni del Presidente della Corte di Appello appaiono come una legittima difesa di fronte all’inadeguatezza di scelte politiche: “Queste cose non devono succedere ma purtroppo è qualcosa è successo: un problema nell’esecuzione, la cui responsabilità non è dei magistrati. Il sistema è malato.”

Cercare e trovare un capro espiatorio è operazione facile e molto conveniente, si cercherà la vittima sacrificale, per una responsabilità che è esclusivamente frutto dell’incapacità politica e di una amministrazione che si è mostrata indisponibile ad accettare la realtà.

Un’amministrazione che non investe sul personale e che non riesce a stare al passo con l’informatizzazione dei sistemi e costringe, soprattutto nel penale, dove l’interconnessione tra registri è ancora incompiuta, a dover comunicare le sentenze per l’esecuzione con i mezzi tradizionali.

 

USB riterrà inaccettabile qualunque attacco al personale delle cancellerie - che opera e ha operato in condizioni disastrose per oltre un ventennio - adottando tutti gli strumenti a sua disposizione per far fronte alla logica del più debole come capro espiatorio.

La USB P.I. - Giustizia sostiene, ancora una volta e che, nell’immediato, per risolvere le criticità sia necessario:

1) il riconoscimento professionale, mediante riqualificazione di tutti i lavoratori, al fine di scongiurare la perdita di un prezioso know how;

2) l’integrale scorrimento della graduatoria del 21 quater per immettere immediatamente 3600 funzionari, idonei e già formati, per far fronte all’esecuzione penale;

3) il passaggio giuridico del personale ausiliario al profilo di Operatore Giudiziario riconoscendo loro le mansioni che già oggi svolgono;

4) una reale informatizzazione del sistema giustizia investendo sulle capacità del personale tecnico interno;

5) l’integrale scorrimento della graduatoria del concorso di assistente giudiziario per immettere personale già selezionato;

6) un massiccio investimento in termini di risorse economiche ed umane mediante assunzioni dall’esterno di nuovo personale.

 

USB PI Giustizia

 

Roma 8 Aprile 2019

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