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Troppi Morti, pochi tamponi zero test: l’ASP Golgi-Redaelli specchio delle politiche fallimentari della Regione Lombardia

Malgrado gli esposti e le indagini aperte dalla Procura di Milano, rimane molto critica la situazione all’interno dell’ASP Golgi-Redaelli e, più in generale, delle ASP della Lombardia, soprattutto in merito alla sorveglianza sanitaria attraverso tampone naso-faringeo a ospiti e dipendenti.

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Malgrado gli esposti e le indagini aperte dalla Procura di Milano, rimane molto critica la situazione all’interno dell’ASP Golgi-Redaelli e, più in generale, delle ASP della Lombardia, soprattutto in merito alla sorveglianza sanitaria attraverso tampone naso-faringeo a ospiti e dipendenti.

Malgrado un numero di morti che ha abbondantemente superato i 237 da metà marzo, solo la metà circa dei dipendenti dell’ASP ha fatto il tampone. Ad oggi risultano ancora almeno 268 lavoratori in malattia e, malgrado le nostre richieste fatte già all’inizio di marzo, il laboratorio analisi interno non è ancora stato accreditato all’esecuzione dello sviluppo dei tamponi né all’esecuzione dei test sierologici. Una lungaggine inaccettabile in questa situazione di emergenza e che, ne siamo certi, ha contribuito ad innalzare il numero di morti e contagi. Una situazione che ben rappresenta la condizione nella quale versa la medicina extra-ospedaliera e territoriale che, anche in relazione ai laboratori analisi, è quasi tutta in mano ai privati

Le responsabilità vanno cercate nelle scelte di regione Lombardia. Ma non solo

L’errata e irresponsabile politica dei tamponi è sicuramente una delle falle più grandi nella “strategia” della Regione Lombardia nell’affrontare questa emergenza pandemica ed una delle cause che maggiormente a contribuito a fare della nostra regione quella che ha pagato un prezzo altissimo in termine di vite umane: +185% in termini assoluti, nel periodo  gennaio marzo, rispetto alla media del quinquennio precedente (seconda è l’Emilia Romagna con un +70%); se invece ci si limita ad osservare l’universo delle RSA, i nostri morti sono, in percentuale, il quadruplo delle regioni più simili alla nostra. Anche la “guerra dei test sierologici” in atto, sulla quale si esprimerà definitivamente il TAR nelle prossime ore, indica chiaramente con che livello di incompetenza è stata gestita l’emergenza da Gallera, Fontana e co.
Infatti tutto questo succede proprio mentre nel vicino Veneto, si è previsto che tutte le lavoratrici ed i lavoratori del sistema socio-sanitario vengano sottoposti al tampone ogni 10 giorni, se lavorano in reparti COVID e ogni 20 in tutti gli altri casi.

Ma se queste sono le evidenti responsabilità regionali, ancora più incomprensibile e colpevole appare il silenzio dei Direttori Generali delle due ASP cittadine (Trivulzio e Golgi-Redaelli), incapaci di assumere una posizione chiara e netta nei confronti delle politiche regionali che hanno determinato un vero e proprio sterminio dentro le RSA: si tratta di un’occasione storica  –al momento sprecata- per ridisegnare il sistema delle RSA che ha prodotto (stimiamo noi, in attesa dei dati aggiornati dell’ISS) circa 10000 morti nella nostra regione. Una circostanza che ci fa ritenere che anche il sistema di nomina (tutto e solo politico) dei Direttori Generali delle Aziende del sistema socio-sanitario regionale va cambiato con urgenza.

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