USB Taxi sciopera il 13 gennaio per il reddito, la dignità e un servizio pubblico al servizio della comunità
Nonostante le “solite disgustose manovre” che come in altre circostanze vengono messe in campo per tentare di ostacolare gli scioperi nel trasporto pubblico, il 13 gennaio 2026 i tassisti scioperano e torneranno in piazza. L’esigenza di garantirci un reddito dignitoso, non ha altra strada se non la lotta.
Quali sono queste manovre? Da una parte ci sono quelle di chi ha da tempo “venduto l’anima” alle multinazionali e agisce per loro conto all’interno della categoria; dall’altra, la strategia della politica che — come già fatto dai governi precedenti — cerca di disinnescare le proteste dei lavoratori del trasporto pubblico, fingendosi impotente di fronte all’applicazione della normativa vigente. Il tutto avviene sotto l’egida della legge 146/90, normativa antidemocratica per eccellenza, che tiene i tassisti “incatenati” e che continua a espandersi come un virus.
Questo attacco non era difficile da prevedere. Le multinazionali, come emerso chiaramente dagli Uber Files nel 2022, non badano a spese quando si tratta di orientare le decisioni politiche. In quell’inchiesta comparivano leader di mezzo mondo: da Macron a Netanyahu, da Biden fino all’ex Commissaria Europea Kroes tutti impegnati a sponsorizzare questa società. È evidente che “il lupo non perde il vizio” e per cui è costantemente impegnato nella ricerca di nuovi appoggi. Perciò sappiamo che questa battaglia è complicata e che nessuno ci farà sconti, ma restiamo convinti che lottare sia l’unica speranza di sopravvivenza.
Vogliamo però rivolgerci anche all’utenza, spesso istigata da una stampa sempre pronta ad attaccare i servizi pubblici. Chi sono i nostri veri nemici? Società come Uber, che fanno dell’elusione fiscale il proprio core business. Parliamo di una multinazionale con sede in Olanda che dispone di 50 società commerciali per ottimizzare i propri flussi fiscali (dati emersi da inchieste internazionali che in Italia non trovano spazio).
L’ultimo bilancio di Uber Italy srl dichiara un fatturato di 11,6 milioni di euro con un utile di appena 600.000€ (meno del 5%). Eppure, la società ha solo 21 dipendenti e non sostiene i costi vivi tipici del settore (carburante, manutenzione dei mezzi, logoramento); l’unico vero movimento economico è il versamento delle royalties alla casa madre 8in Olanda), operazione che permette di azzerare quasi totalmente i tributi in Italia. Ciò che viene taciuto all’utenza è che, senza l’intermediazione di Uber, quel fatturato resterebbe nel circuito economico nazionale, garantendo entrate all’Erario.
Secondo gli studi di settore dell’Agenzia delle Entrate, quel fatturato equivale a quello di oltre 450 tassisti, con la differenza che in quel caso ci sarebbe un gettito fiscale per lo Stato superiore ai 3 milioni di euro. Com’è possibile che il governo della “sovranità alimentare” e del Made in Italy e“ del prima gli italiani” permetta a una multinazionale di questo tipo di trasferire capitali esentasse all’estero? E lo fa mentre oltre 6 milioni di cittadini italiani rinunciano alle cure sanitarie perché non possono pagare i ticket!!!
In questo scenario, il comitato olimpico Milano-Cortina 2026 ha persino concesso a Uber Italy di sponsorizzare i trasporti durante i Giochi, regalandole una vetrina enorme.
Questi sono alcuni dei motivi per i quali il 13 gennaio USB-TAXI (insieme ad altre sigle) scende in piazza: per difendere il nostro lavoro e la nostra dignità, ma anche per tutelare l’utenza. Vogliamo continuare a garantire un servizio pubblico essenziale governato dagli enti locali e non da algoritmi che operano creando profondi squilibri nel trasporto pubblico locale e enormi profitti per queste società.
Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto!